Saldo e stralcio da 110.000 a 10.000 euro: il caso reale di una famiglia

Saldo e stralcio da 110.000 a 10.000 euro: il caso reale di una famiglia

Un saldo e stralcio di una fideiussione bancaria può consentire a una famiglia di uscire da una situazione debitoria apparentemente insostenibile, anche quando il creditore ha già ottenuto un decreto ingiuntivo e notificato un atto di precetto.

È quanto avvenuto in un caso concreto seguito dallo Studio Legale Scavo di Bari, che ha assistito due coniugi, entrambi ex soci di una società commerciale ormai in liquidazione, ai quali veniva richiesto il pagamento di 110.000 euro per una fideiussione prestata a garanzia di un finanziamento aziendale (leggi qui cosa rischia il garante della SRL)

I clienti non possedevano immobili, vivevano in affitto e avevano un figlio a carico. Le uniche entrate familiari erano rappresentate dai rispettivi stipendi: 1.700 euro mensili per il marito e 1.000 euro per la moglie.

La società cessionaria del credito aveva già avviato il recupero giudiziale, notificando decreto ingiuntivo e precetto.

Attraverso una trattativa con il servicer incaricato della gestione del credito, abbiamo raggiunto un accordo a saldo e stralcio tombale di 10.000 euro complessivi, con un pagamento iniziale di 2.500 euro e la possibilità di versare il residuo in 36 rate mensili di circa 208 euro.

Il risultato economico è stato significativo: 100.000 euro di debito in meno, pari a una riduzione di circa il 90,9% rispetto alla somma richiesta.

Ma il risultato più importante è stato un altro: trasformare una pretesa debitoria incompatibile con le risorse della famiglia in un impegno di pagamento sostenibile.

Il caso: una fideiussione da 110.000 euro per una società ormai in liquidazione

I nostri assistiti erano marito e moglie.

In passato avevano partecipato a una società che operava nel settore del commercio al dettaglio.

Per sostenere l’attività, la società aveva ottenuto un finanziamento bancario, garantito personalmente dai due coniugi attraverso la sottoscrizione di una fideiussione.

Successivamente, l’impresa era entrata in crisi ed era stata posta in liquidazione.

La società non disponeva più di beni intestati sui quali il creditore potesse realisticamente contare per recuperare il proprio credito.

Il debito bancario, tuttavia, non era scomparso.

La banca aveva ceduto il credito a una società veicolo di cartolarizzazione, comunemente indicata come SPV, e la posizione era stata affidata a un servicer incaricato della gestione e del recupero.

La richiesta rivolta ai due fideiussori ammontava a circa 110.000 euro.

Perché i coniugi dovevano rispondere del debito della società?

La fideiussione è una garanzia personale disciplinata dagli articoli 1936 e seguenti del Codice civile.

Chi sottoscrive una fideiussione si obbliga nei confronti del creditore a garantire l’adempimento di un debito altrui.

Questo significa che, quando una società non paga un finanziamento, la banca può rivolgersi ai garanti secondo le condizioni previste dalla legge e dal contratto.

La responsabilità del fideiussore non viene meno automaticamente perché la società è in liquidazione o perché non possiede più beni.

Nel caso dei nostri clienti, quindi, il problema non era più soltanto la crisi della precedente attività commerciale.

Era diventato un problema personale e familiare.

Una famiglia con 2.700 euro di entrate mensili e nessun immobile di proprietà

Per comprendere la gravità della situazione, occorre considerare le condizioni economiche dei due coniugi.

Dopo la cessazione della precedente esperienza imprenditoriale, entrambi avevano trovato nuove occupazioni lavorative.

Il marito percepiva uno stipendio mensile di circa 1.700 euro.

La moglie aveva un reddito da lavoro di circa 1.000 euro mensili.

Le entrate complessive della famiglia erano quindi pari a circa 2.700 euro al mese.

I coniugi avevano inoltre un figlio a carico.

Non possedevano case, terreni o altri immobili.

Avevano sempre vissuto in locazione e dovevano sostenere regolarmente il pagamento dell’affitto, oltre alle spese ordinarie per il mantenimento della famiglia.

Perché 110.000 euro rappresentavano un debito insostenibile?

Un’esposizione di 110.000 euro può avere conseguenze molto diverse a seconda della situazione economica e patrimoniale del debitore.

Nel caso dei nostri clienti, il debito equivaleva a oltre 40 mensilità delle entrate familiari complessive, senza considerare alcuna spesa di vita.

In concreto, una parte significativa dei 2.700 euro mensili era già destinata all’affitto, alle utenze, all’alimentazione, ai trasporti e alle necessità del figlio, con un costo della vita costantemente crescente, come purtroppo ben sappiamo.

La famiglia non disponeva quindi di risorse tali da poter affrontare un pagamento integrale del debito.

Non esistevano neppure immobili da vendere per reperire liquidità.

Il rischio era che le azioni di recupero si concentrassero sui redditi da lavoro dei coniugi.

Decreto ingiuntivo e precetto: il rischio di pignoramento degli stipendi

Quando i clienti si sono rivolti al nostro Studio, la posizione aveva già raggiunto una fase avanzata del recupero giudiziale.

La società cessionaria del credito aveva notificato un decreto ingiuntivo e, successivamente, un atto di precetto.

Non si trattava quindi di semplici solleciti di pagamento.

Il creditore aveva già intrapreso iniziative finalizzate al recupero coattivo delle somme.

Cosa significa ricevere un decreto ingiuntivo?

Il decreto ingiuntivo è un provvedimento giudiziario attraverso il quale il creditore può ottenere un ordine di pagamento quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge.

Il debitore può proporre opposizione nei termini applicabili.

In via ordinaria, il termine è di 40 giorni dalla notificazione, salvo diversa previsione o indicazione del provvedimento.

Il decreto può inoltre essere provvisoriamente esecutivo nei casi previsti dalla legge.

Per questo è importante esaminarlo tempestivamente, senza presumere che sia sempre necessario attendere la conclusione di un eventuale giudizio di opposizione prima che il creditore possa agire.

Cosa succede dopo la notifica del precetto?

Il precetto è l’atto con il quale il creditore intima al debitore di adempiere l’obbligazione risultante dal titolo esecutivo.

Quando ne ricorrono i presupposti, il mancato pagamento può essere seguito dall’avvio dell’esecuzione forzata.

Nel caso dei nostri clienti, non essendoci immobili di proprietà, una delle principali forme di recupero astrattamente percorribili era il pignoramento degli stipendi.

La banca può pignorare entrambi gli stipendi dei coniugi?

Quando entrambi i coniugi sono personalmente obbligati e il creditore dispone di un titolo esecutivo nei loro confronti, possono essere intraprese azioni esecutive sui redditi aggredibili di ciascuno, nei limiti di legge.

Per i crediti ordinari, il pignoramento dello stipendio è generalmente soggetto al limite del quinto previsto dall’articolo 545 del Codice di procedura civile, ferme le particolarità applicabili nei singoli casi.

Considerando, a titolo puramente indicativo, gli stipendi comunicati dai clienti, un quinto corrisponderebbe a:

  • 340 euro mensili sullo stipendio del marito.
  • 200 euro mensili sullo stipendio della moglie.

L’impatto teorico complessivo sarebbe stato quindi di 540 euro mensili.

Non si tratta di somme effettivamente pignorate nel caso descritto, ma di una simulazione utile a comprendere il rischio economico.

Per una famiglia che vive in affitto e ha un figlio a carico, una riduzione delle disponibilità mensili di tale entità avrebbe potuto incidere pesantemente sull’equilibrio domestico.

La strategia dello Studio Legale Scavo: trattare con il servicer del credito

Di fronte a questa situazione, abbiamo valutato la possibilità di raggiungere una definizione negoziale dell’esposizione.

L’obiettivo era evitare che il recupero del credito si traducesse in una pressione prolungata sugli stipendi dei due coniugi.

Abbiamo quindi avviato una trattativa con il servicer incaricato della gestione del credito ceduto alla SPV.

Che differenza c’è tra banca, SPV e servicer?

Quando un credito bancario viene ceduto, il soggetto che lo ha originariamente concesso può non essere più il titolare della posizione.

Una SPV, o società veicolo, può acquistare crediti nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione.

Il servicer svolge attività di gestione e recupero del credito secondo il proprio incarico e i poteri conferiti.

Per negoziare correttamente un saldo e stralcio, occorre quindi individuare il titolare del credito e verificare chi sia legittimato a concludere l’accordo.

Nel nostro caso, la trattativa è stata condotta con il soggetto incaricato della gestione della posizione.

Perché la situazione patrimoniale dei clienti era decisiva?

Un elemento centrale della trattativa è stato l’esame della concreta capacità economica dei debitori.

I clienti non possedevano immobili.

La società originariamente finanziata era in liquidazione e priva di beni.

Le uniche risorse regolari erano gli stipendi dei due coniugi.

Questo significava che un eventuale recupero forzoso avrebbe dovuto confrontarsi con i limiti di pignorabilità dei redditi da lavoro, con le tempistiche dell’esecuzione e con i costi delle iniziative giudiziarie.

Abbiamo quindi impostato la proposta sulla base di un principio concreto: un accordo sostenibile, rispettato nel tempo, poteva offrire al creditore un’alternativa economicamente valutabile rispetto a un recupero giudiziale lungo e incerto.

La riduzione richiesta era molto rilevante, ma la proposta teneva conto delle reali possibilità di pagamento dei clienti.

L’accordo a saldo e stralcio: 110.000 euro definiti per 10.000 euro

La trattativa si è conclusa con la sottoscrizione di un accordo transattivo a saldo e stralcio per un importo complessivo di 10.000 euro.

A fronte dei 110.000 euro inizialmente richiesti, il creditore ha accettato una definizione economica notevolmente inferiore.

L’accordo prevedeva due fasi di pagamento.

Primo pagamento: 2.500 euro alla sottoscrizione

I clienti si sono impegnati a versare 2.500 euro al momento della sottoscrizione dell’accordo.

Il pagamento iniziale consentiva di dare immediata esecuzione alla transazione.

Un elemento fondamentale dell’intesa era l’obbligo assunto dalla controparte di sospendere le azioni esecutive secondo le condizioni concordate.

Questo ha permesso ai clienti di affrontare il piano di pagamento senza la contemporanea prosecuzione delle iniziative di recupero contemplate dall’accordo.

Il residuo in 36 rate mensili sostenibili

I restanti 7.500 euro sono stati dilazionati in 36 mensilità.

L’importo medio di ciascuna rata risultava pari a circa 208,33 euro, ossia poco più di 200 euro al mese.

Per la famiglia, il cambiamento è stato sostanziale.

Non era più necessario confrontarsi con una richiesta di pagamento immediata di 110.000 euro. O con il pignoramento degli stipendi per complessivi 540 euro mensili.

Era stato invece concordato un impegno mensile proporzionato alle entrate e compatibile con le esigenze ordinarie del nucleo familiare, che fosse perfettamente sostenibile.

Perché era importante prevedere un accordo tombale?

La transazione era finalizzata alla definizione integrale della posizione oggetto dell’accordo.

La parola tombale indica, nel linguaggio della prassi negoziale, l’intenzione delle parti di chiudere definitivamente una determinata esposizione.

Perché questo risultato sia effettivo, però, non basta utilizzare tale espressione.

È necessario che il contratto disciplini con precisione l’importo dovuto, le scadenze, gli effetti dell’adempimento, la posizione dei fideiussori e la rinuncia alle ulteriori pretese relative al debito definito.

Nel nostro caso, l’accordo è stato costruito per consentire ai coniugi di ottenere la definitiva chiusura della posizione alle condizioni pattuite.

La liberazione definitiva resta naturalmente collegata al rispetto degli obblighi previsti dalla transazione.

Da un debito di 110.000 euro a una rata di circa 208 euro al mese

Il risultato della trattativa può essere rappresentato attraverso pochi numeri.

Situazione inizialeAccordo raggiunto
Debito richiesto: 110.000 euroImporto transattivo: 10.000 euro
Decreto ingiuntivo e precetto notificatiSospensione delle azioni esecutive secondo l’accordo
Rischio di recupero forzoso sui redditiPagamento programmato in 36 mensilità
Esposizione difficilmente sostenibileRata media di circa 208 euro
Incertezza sulla durata del recuperoPercorso di definizione contrattualmente regolato

La riduzione nominale del debito è stata pari a 100.000 euro, corrispondente a circa il 90,9% della somma inizialmente richiesta.

Ma il vero valore dell’accordo non si esaurisce nella percentuale ottenuta.

Una rata compatibile con le esigenze familiari

Con entrate mensili complessive di circa 2.700 euro, la rata media concordata rappresentava approssimativamente il 7,7% del reddito familiare mensile.

Questo ha consentito di mantenere una parte molto più ampia delle entrate disponibile per le necessità quotidiane.

L’affitto, il mantenimento del figlio, le spese domestiche e le altre esigenze ordinarie potevano essere affrontati senza il peso di una pretesa immediata di 110.000 euro o con il pignoramento dei 540 euro mensili.

L’accordo ha quindi trasformato una situazione di grave incertezza economica in un programma di pagamento definito e sostenibile.

Il beneficio psicologico di una soluzione concreta

Chi convive con un debito elevato e con atti giudiziari già notificati conosce bene il peso dell’incertezza.

Ogni comunicazione del creditore può generare preoccupazione.

Il timore del pignoramento dello stipendio può incidere sulla serenità familiare e sulla capacità di programmare le spese.

Nel nostro caso, la possibilità di conoscere anticipatamente l’importo da pagare ogni mese e il percorso necessario per chiudere il debito ha rappresentato un beneficio importante.

I clienti hanno potuto tornare a organizzare la propria vita familiare sulla base di impegni economici concreti.

Perché il creditore ha accettato una riduzione superiore al 90%?

Una domanda ricorrente riguarda le ragioni per cui una società titolare di un credito possa accettare una somma così inferiore all’importo nominale richiesto.

La risposta dipende sempre dalle caratteristiche della singola posizione.

Nel caso descritto, erano presenti diversi elementi che rendevano la proposta meritevole di valutazione.

Uno di questi, su cui abbiamo fatto leva, era la stabilità dei contratti di lavoro: i clienti non erano dipendenti della pubblica amministrazione o di grandi società, ma erano dipendenti di piccole società commerciali operanti nel settore del commercio al dettaglio, con un elevato rischio, dunque, che anche queste società datrici potessero chiudere da un giorno all’altro.

Nelle trattative con le banche bisogna saper ragionare come loro, usare i loro stessi parametri e saperli sfruttare a proprio favore.

La società debitrice non aveva beni

La società originariamente finanziata era in liquidazione e non disponeva di un patrimonio immobiliare o di altri beni intestati da destinare al pagamento.

La possibilità di recuperare il credito direttamente dalla società era quindi fortemente condizionata dalla sua situazione patrimoniale.

I garanti non possedevano immobili

Anche i due fideiussori erano privi di proprietà immobiliari.

Non vi erano abitazioni, terreni o altri immobili personali da sottoporre a esecuzione.

Il creditore doveva quindi considerare soprattutto le prospettive di recupero attraverso i redditi da lavoro.

Gli stipendi erano modesti rispetto al debito

I due coniugi disponevano di entrate regolari, ma contenute rispetto all’esposizione di 110.000 euro.

Un eventuale pignoramento avrebbe dovuto rispettare i limiti di legge.

Il recupero integrale avrebbe potuto quindi richiedere tempi molto lunghi, senza garanzia di continuità delle condizioni reddituali.

L’accordo offriva un pagamento immediato e un piano definito

La proposta prevedeva 2.500 euro iniziali e un programma di pagamento mensile.

Il creditore poteva valutare una soluzione negoziale che consentisse di ottenere somme secondo un calendario prestabilito, evitando ulteriori costi e incertezze connessi al recupero giudiziale.

Il saldo e stralcio non è una concessione automatica della banca o del servicer: è il risultato di una valutazione economica e giuridica che deve rendere l’accordo accettabile per entrambe le parti.

Si può ottenere un saldo e stralcio anche senza possedere una casa?

Sì.

Questo caso dimostra che la possibilità di raggiungere un accordo non dipende necessariamente dalla presenza di immobili da vendere.

Anzi, l’assenza di beni aggredibili può incidere sulla valutazione delle prospettive di recupero del creditore.

Non significa, però, che chi non possiede immobili abbia diritto a una riduzione del debito.

La trattativa deve essere costruita considerando l’intera situazione patrimoniale e reddituale, le obbligazioni esistenti, gli eventuali titoli esecutivi e la sostenibilità delle somme proposte.

Nel caso dei nostri clienti, la soluzione è stata resa possibile dalla combinazione di tre elementi:

  • Una situazione patrimoniale priva di immobili.
  • Redditi regolari ma limitati rispetto all’esposizione.
  • La possibilità di offrire un acconto immediato e un piano rateale concretamente sostenibile.

Saldo e stralcio con pagamento rateale: quali clausole sono fondamentali?

Il saldo e stralcio di una fideiussione bancaria non deve essere valutato soltanto in base all’importo dello sconto ottenuto.

Un accordo di pagamento dilazionato richiede particolare attenzione alla disciplina degli obblighi delle parti.

La sospensione delle azioni esecutive

Se il creditore ha già notificato un precetto o avviato altre iniziative, è importante stabilire quali azioni debbano essere sospese e a quali condizioni.

La semplice apertura di una trattativa non impedisce al creditore di proseguire il recupero.

Anche la sottoscrizione di un accordo richiede una corretta gestione degli effetti processuali.

Le scadenze e le modalità di pagamento

Il piano deve indicare chiaramente importi, termini, modalità di versamento e riferimenti della posizione.

Un programma di pagamento poco chiaro può generare contestazioni.

Quando le rate sono numerose, è opportuno prestare particolare attenzione anche alle conseguenze di eventuali ritardi.

La disciplina dell’inadempimento

Un aspetto delicato riguarda le conseguenze del mancato pagamento di una o più rate.

A seconda del contenuto dell’accordo, l’inadempimento può produrre effetti differenti, anche sulla conservazione dei benefici transattivi.

Per questo è importante conoscere anticipatamente le conseguenze di un eventuale ritardo e le possibilità di regolarizzazione previste dal contratto.

La liberazione definitiva dei fideiussori

Poiché il debito derivava da garanzie personali sottoscritte da entrambi i coniugi, era fondamentale che la transazione regolasse la posizione di tutti i soggetti obbligati.

L’obiettivo era evitare che, dopo l’esecuzione del piano, potessero essere avanzate ulteriori richieste per la medesima esposizione definita.

La quietanza finale e la documentazione attestante l’integrale adempimento assumono quindi particolare importanza.

Il saldo e stralcio è possibile anche dopo decreto ingiuntivo e precetto?

Sì.

La presenza di un decreto ingiuntivo e di un precetto non impedisce alle parti di raggiungere un accordo transattivo.

L’articolo 1965 del Codice civile disciplina la transazione come contratto attraverso il quale le parti, mediante reciproche concessioni, definiscono una controversia o ne prevengono l’insorgenza.

Una transazione può quindi intervenire anche quando il creditore ha già intrapreso iniziative giudiziarie.

Tuttavia, occorre distinguere la conclusione dell’accordo dagli effetti sulle procedure.

Il creditore e il debitore devono disciplinare gli impegni assunti e, quando necessario, compiere gli atti processuali idonei a sospendere o definire le iniziative esecutive.

Nel nostro caso, la sospensione delle azioni esecutive è stata espressamente prevista nell’accordo.

Questo elemento ha permesso di affrontare il piano rateale con una maggiore stabilità.

Quando conviene trattare con una SPV o una società di recupero crediti?

Non esiste una fase unica nella quale la trattativa sia sempre più conveniente.

È possibile valutare una proposta sia prima dell’avvio del contenzioso sia dopo la notificazione di atti giudiziari.

Tuttavia, attendere può comportare conseguenze importanti.

Un decreto ingiuntivo può diventare definitivo.

Possono decorrere termini per contestazioni e opposizioni.

Le azioni esecutive possono avanzare, aumentando costi e complessità della situazione.

Per questo, quando un debitore riceve comunicazioni da una SPV o da un servicer, è opportuno verificare tempestivamente:

  • Chi sia l’effettivo titolare del credito.
  • Quale sia l’origine dell’esposizione.
  • Se siano presenti fideiussioni o altre garanzie.
  • Quali atti giudiziari siano stati notificati.
  • Se esistano contestazioni giuridiche da valutare.
  • Quale sia la reale capacità di pagamento.
  • Se vi siano condizioni per formulare una proposta transattiva.

La trattativa deve essere proporzionata alle possibilità del debitore.

Un accordo che preveda rate troppo elevate può diventare un nuovo problema anziché una soluzione.

Domande frequenti sul saldo e stralcio delle fideiussioni bancarie

Si può chiudere un debito di 110.000 euro pagando soltanto 10.000 euro?

È possibile raggiungere accordi con riduzioni molto elevate, come dimostra il caso descritto. Non esiste però un diritto a ottenere una determinata percentuale di sconto. Ogni accordo dipende dalla posizione debitoria, dalle prospettive di recupero e dall’accettazione del creditore.

Se la società è in liquidazione, i fideiussori devono ancora pagare?

La liquidazione della società non determina automaticamente l’estinzione delle fideiussioni. Occorre verificare le obbligazioni garantite, le clausole contrattuali e gli eventuali motivi di contestazione.

La banca può pignorare lo stipendio di marito e moglie?

Se entrambi sono debitori e sussistono i presupposti dell’esecuzione, il creditore può agire sui redditi aggredibili di ciascuno, rispettando i limiti previsti dalla legge.

Quanto può essere pignorato dallo stipendio per un debito bancario?

Per i crediti ordinari, la regola generale prevede il limite del quinto, secondo l’articolo 545 del Codice di procedura civile. La concreta misura dipende dalla situazione e dall’eventuale presenza di altri vincoli.

Si può fare saldo e stralcio dopo aver ricevuto un precetto?

Sì. Le parti possono negoziare anche dopo la notificazione del precetto. È però necessario disciplinare gli effetti dell’accordo sulle iniziative esecutive e valutare tempestivamente eventuali termini processuali.

Una SPV può accettare un saldo e stralcio rateale?

Sì, una società titolare di un credito può valutare una definizione transattiva con pagamento dilazionato, direttamente o attraverso un soggetto munito dei necessari poteri. Non è però obbligata ad accettare la proposta.

Il saldo e stralcio deve essere pagato tutto subito?

Non necessariamente. Le parti possono concordare un acconto iniziale e successive rate, come avvenuto nel caso descritto. Le modalità dipendono dalla trattativa.

Se pago tutte le rate, il debito viene cancellato?

Se l’accordo prevede la definitiva estinzione della posizione a seguito dell’integrale adempimento, il debitore ha diritto agli effetti liberatori pattuiti. È importante ottenere e conservare la documentazione finale.

Cosa succede se salto una rata del saldo e stralcio?

Dipende dalle clausole dell’accordo. Possono essere previste conseguenze anche rilevanti. È quindi fondamentale verificare la disciplina dell’inadempimento prima della firma.

È possibile ottenere un saldo e stralcio senza immobili e con il solo stipendio?

Sì, può essere possibile. La valutazione deve considerare redditi, spese necessarie, patrimonio, importo del debito e prospettive di recupero. La mancanza di immobili non garantisce però l’accettazione della proposta.

Nota sull’autore – Avv. Alessandro Scavo

Alessandro Scavo è un avvocato del Foro di Bari, specializzato in diritto immobiliare e bancario, abilitato a svolgere le funzioni di custode giudiziario, delegato alle vendite giudiziarie e gestore della crisi.

Dal 2018 al 2025 ha maturato una significativa esperienza professionale presso doValue S.p.A., società specializzata nella gestione e nel recupero dei crediti bancari, ricoprendo importanti incarichi nella gestione di portafogli di crediti deteriorati.

Durante questo periodo ha gestito oltre 1.000 posizioni debitorie, per un valore complessivo di circa 700 milioni di euro di Gross Book Value (GBV), conducendo a conclusione oltre 300 trattative stragiudiziali finalizzate alla definizione delle esposizioni debitorie.

Questa esperienza gli ha consentito di acquisire una conoscenza approfondita delle strategie di recupero dei crediti, delle procedure esecutive, delle logiche decisionali degli istituti bancari e delle dinamiche negoziali che possono condurre alla definizione transattiva dei debiti.

Dal 2025 ha scelto di mettere questa esperienza al servizio dei debitori, delle famiglie e delle imprese che attraversano situazioni di difficoltà economica e finanziaria.

Attraverso lo Studio Legale Scavo di Bari, assiste i propri clienti nella gestione delle esposizioni bancarie, nelle trattative a saldo e stralcio, nella ristrutturazione dei debiti, nelle procedure di sovraindebitamento e nella tutela del patrimonio.

Il suo approccio professionale si fonda sulla conoscenza diretta delle modalità operative dei creditori e sull’individuazione di soluzioni giuridiche e negoziali concretamente percorribili, valutate in relazione alla situazione patrimoniale e finanziaria di ciascun cliente.

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In queste situazioni è importante evitare sia l’inattività sia la sottoscrizione di accordi che prevedano pagamenti incompatibili con le proprie possibilità economiche.

Una valutazione legale può aiutare a verificare il credito, le garanzie e gli atti giudiziari, oltre a individuare eventuali margini di trattativa con la banca, la SPV o il servicer.

Lo Studio Legale Scavo di Bari assiste privati, famiglie, imprenditori ed ex soci di società nella gestione dei debiti bancari e nelle trattative a saldo e stralcio.

L’esperienza dell’Avv. Alessandro Scavo nella gestione professionale dei crediti bancari consente di valutare le posizioni anche dal punto di vista delle prospettive concrete di recupero del creditore.

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Lo Studio assiste clienti a Bari, nella provincia di Bari e in Puglia.

Il caso descritto è una vicenda professionale concreta. Le condizioni economiche dell’accordo dipendono dalle specifiche circostanze e non costituiscono garanzia di risultati analoghi in altri casi.

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