Sovraindebitamento: come funziona

Sovraindebitamento: come funziona

Capire come funziona il sovraindebitamento è fondamentale quando i debiti non sono più sostenibili e continuare a pagare un creditore alla volta non risolve il problema (leggi qui cosa fare quando si hanno problemi con i creditori). Mutui, prestiti, carte revolving, debiti fiscali, fideiussioni e altre obbligazioni possono accumularsi fino a rendere impossibile rispettare regolarmente tutte le scadenze.

In questi casi il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede specifiche procedure per affrontare la situazione in modo complessivo.

Queste procedure vengono chiamate risoluzione della crisi da sovraindebitamento (sovraindebitamento quindi non è una procedura, ma un insieme di procedure tra loro alternative), esse sono;

  • ristrutturazione dei debiti del consumatore, spesso ancora chiamata piano del consumatore;
  • concordato minore;
  • liquidazione controllata.

Non sono procedure intercambiabili.

Cambiano i soggetti che possono accedervi, i requisiti, il funzionamento e l’obiettivo finale.

Sono procedure sottoposte al controllo di un organismo giudiziale, a differenza del saldo e stralcio, che è frutto di un accordo tra soggetti privati.

Per questo, prima di chiedersi come cancellare i debiti, bisogna capire quale procedura di sovraindebitamento è adatta alla propria situazione.

Cos’è il sovraindebitamento

Il sovraindebitamento è una situazione di crisi o insolvenza che riguarda determinati soggetti individuati dal Codice della crisi.

Può interessare, tra gli altri:

  • consumatori;
  • professionisti;
  • imprenditori minori;
  • imprenditori agricoli;
  • altri debitori che rientrano nell’ambito previsto dalla legge.

In termini semplici, si parla di sovraindebitamento quando il debitore non riesce più a sostenere regolarmente i propri debiti con il reddito e il patrimonio disponibili.

Non conta soltanto l’ammontare totale del debito.

Conta soprattutto la capacità reale di pagarlo.

Sovraindebitamento: come capire se la situazione è diventata insostenibile

Non esiste una soglia unica valida per tutti.

Bisogna confrontare:

redditi disponibili → spese necessarie → rate → altri debiti → patrimonio

Facciamo un esempio.

Una famiglia dispone di 2.500 euro netti al mese e deve sostenere:

  • 850 euro di mutuo;
  • 400 euro di prestiti;
  • 250 euro di carta revolving;
  • 300 euro di rate fiscali;
  • normali spese familiari.

Anche se ogni singolo debito potrebbe sembrare gestibile singolarmente, nel complesso il bilancio può non essere più sostenibile.

In questi casi continuare a ottenere nuovi finanziamenti per pagare quelli precedenti può peggiorare la situazione.

Come funziona il sovraindebitamento in pratica

La procedura parte dalla ricostruzione completa della posizione del debitore.

Occorre individuare:

  • tutti i creditori;
  • tutti i debiti;
  • redditi;
  • beni;
  • immobili;
  • eventuali pignoramenti;
  • spese necessarie;
  • eventuale attività professionale o imprenditoriale;
  • origine dei debiti.

Solo dopo questa analisi è possibile capire quale strumento sia utilizzabile.

Il principio è semplice:

prima si ricostruisce la crisi, poi si sceglie la procedura.

Quali sono le principali procedure di sovraindebitamento – requisiti soggettivi

Le tre procedure più importanti si dividono in base ai soggetti che possono acedervi. Esse sono:

Ristrutturazione dei debiti del consumatore

È destinata al consumatore sovraindebitato.

Concordato minore

È destinato ai soggetti sovraindebitati diversi dal consumatore che rientrano nel relativo ambito.

Liquidazione controllata

È la procedura con finalità liquidatoria (ossia di vendita dei beni del soggetto che vi accede), nella quale il patrimonio del debitore viene utilizzato secondo le regole previste dalla legge per soddisfare i creditori.

Attenzione, spesso una liquidazione controllata può sostanziarsi in una vendita all’asta dei beni. Ma, mentre con l’asta “tradizionale”, ossia pignoramento e procedura esecutiva (leggi qui cosa fare se ti pignorano casa) se il bene viene venduto a 50 e i crediti sono pari a 100 si rimane esposti per la differenza (50 + spese), con la liquidazione controllata si viene esdebitati per la parte eccedente il valore dei cespiti liquidati (vengono venduti beni per 50 a fronte di un credito di 100, i restanti 50 vengono “condonati”).

Piano del consumatore: oggi si chiama ristrutturazione dei debiti del consumatore

Il cosiddetto piano del consumatore oggi si chiama tecnicamente ristrutturazione dei debiti del consumatore.

L’espressione “piano del consumatore” continua a essere utilizzata comunemente, ma il Codice della crisi utilizza la nuova denominazione.

È una procedura pensata per la persona fisica che ha contratto debiti per esigenze personali o familiari e che non riesce più a sostenerli.

Chi può accedere alla ristrutturazione dei debiti del consumatore

Il requisito principale è essere qualificabile come consumatore.

In termini semplici, si tratta della persona fisica che ha contratto debiti per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta.

Non basta quindi essere una persona fisica.

Conta la natura dei debiti.

Esempio

Un dipendente che ha:

  • mutuo;
  • prestiti personali;
  • carta revolving;
  • debiti familiari;

può rientrare nella disciplina del consumatore, se ricorrono gli altri requisiti.

Un imprenditore con debiti verso:

  • fornitori;
  • banche;
  • Fisco;
  • dipendenti;

richiede invece una diversa valutazione e tendenzialmente, se non è un soggetto “fallibile”, può accedere alla procedura di concordato minore o alla liquidazione controllata.

Requisiti per accedere al piano del consumatore

Per accedere alla ristrutturazione dei debiti del consumatore occorre:

  • essere in stato di sovraindebitamento;
  • essere qualificabili come consumatori;
  • non trovarsi nelle condizioni ostative previste dalla legge;
  • presentare una situazione patrimoniale e debitoria completa e trasparente;
  • predisporre un piano compatibile con i requisiti di legge.
  • dimostrare la propria meritevolezza.

Non basta dire “ho troppi debiti”.

Bisogna verificare anche come si è formato l’indebitamento e se il debitore possiede i requisiti previsti dal Codice.

Attenzione al concetto di meritevolezza. Spesso viene sottovalutato da chi propone domanda per accedere al piano. All’interno della domanda, infatti, bisogna descrivere dettagliatamente quelle che sono le cause oggetto della crisi.

Se la crisi si è formata per “vizi” del richiedente (gioco, droga ecc), tendenzialmente la meritevolezza è esclusa e non si può accedere al piano.

Classico caso di piena meritevolezza, invece, lo si ha ad esempio nei casi dei “padri separati”. Generalmente, infatti, in caso di separazione, l’ex marito deve lasciare la casa in favore dell’ex moglie e dei figli, nonchè fornire il mantenimento a questi ultimi e provvedere al proprio sostentamento (nuova casa, nuove utenze, spesa, ecc). E’ chiaro che in questo tipo di situazione, con l’inflazione crescente che abbiamo, è facile che ci si ritrovi in una situazione di sovraindebitamento. Dove magari, per pagare il mantenimento, si smette di pagare il mutuo, o le imposte.

La legge però tutela questi soggetti, perchè il loro debito non deriva da un dilapidamento volontario del patrimonio, ma dall’avere anteposto i bisogni della propria famiglia a quelli dei creditori.

Come funziona il piano del consumatore

Il debitore presenta una proposta di ristrutturazione della propria posizione.

Il piano tiene conto di:

  • redditi;
  • patrimonio;
  • spese familiari necessarie;
  • mutuo;
  • finanziamenti;
  • debiti fiscali;
  • altri creditori.

L’obiettivo è costruire una soluzione sostenibile. Infatti la legge che ha introdotto questi strumenti, la legge 3 del 2012, è stata denominata “legge salva suicidi”.

Il piano può prevedere una riorganizzazione dei pagamenti secondo le condizioni consentite dalla legge.

I creditori devono essere tutti d’accordo?

No.

Questa è una delle differenze più importanti rispetto a un normale accordo privato.

La ristrutturazione dei debiti del consumatore viene sottoposta alla procedura giudiziale prevista dal Codice.

Il debitore non deve quindi convincere singolarmente ogni creditore a firmare un accordo.

Il Tribunale valuta la proposta, dopo aver avuto l’attestazione della bontà e della convenienza del piano da un professionista indipendente, e verifica se ricorrono le condizioni per l’omologazione.

Con il piano del consumatore si possono ridurre i debiti?

In determinate condizioni il piano può prevedere una ristrutturazione dell’esposizione, con riduzione dei debiti e trattamento dei creditori coerente con la legge.

Non significa però che tutti i debiti possano essere cancellati liberamente.

Devono essere rispettate le regole previste per le diverse categorie di crediti.

La possibilità concreta di ridurre o dilazionare il debito dipende dalla situazione del singolo caso.

in generale un piano, per essere considerato “omologabile”, deve prevedere una somma complessiva più elevata o sostenibile rispetto alla liquidazione coattiva (vendita all’asta) dei beni. Diffida dunque da chi ti dice che tutti i debiti sono azzerabili con il piano del consumatore, vendendotelo come “legge magica”.

Posso conservare la casa con il piano del consumatore?

Può essere possibile in determinate situazioni. Ma non è scontato. Anzi.

In molti casi, se non si ha finanza “esterna” o “nuova” da mettere sul piatto, la sostenibilità del piano deriva dalla vendita dell’immobile, magari a prezzi concordati, con l’effetto esdebitativo per la parte eccedente come detto in precedenza.

Il Codice prevede specifiche regole che possono consentire, ricorrendone i presupposti, di costruire un piano compatibile con il pagamento del mutuo sull’abitazione principale.

Non esiste però quindi un diritto automatico a conservare la casa.

Bisogna verificare:

  • valore dell’immobile;
  • mutuo residuo;
  • reddito;
  • sostenibilità delle rate;
  • posizione degli altri creditori.

La conservazione dell’abitazione deve essere valutata nel piano complessivo.

Cos’è il concordato minore

Il concordato minore è una procedura diversa dal piano del consumatore.

È destinato ai soggetti sovraindebitati diversi dal consumatore che rientrano nell’ambito previsto dalla legge.

Può riguardare, ad esempio:

  • professionisti;
  • piccoli imprenditori;
  • imprenditori agricoli;
  • altri soggetti ammessi dalla disciplina.

Requisiti per accedere al concordato minore

In termini generali occorre:

  • essere in stato di sovraindebitamento;
  • rientrare tra i soggetti ammessi;
  • non essere qualificabili come consumatori per i debiti oggetto della procedura;
  • presentare una proposta conforme ai requisiti di legge;
  • non trovarsi nelle condizioni ostative previste dalla disciplina.
  • presentare i requisiti di meritevolezza visti prima.

Per gli imprenditori minori assume rilievo anche il rispetto dei parametri dimensionali previsti dal Codice. Se si va oltre si può accedere agli strumenti ordinari del concordato preventivo, del piano attestato, della risoluzione della crisi d’impresa in genere.

Chi è l’imprenditore minore

L’impresa minore è quella che presenta congiuntamente i requisiti previsti dalla legge.

In termini generali:

  • attivo patrimoniale annuo non superiore a 300.000 euro;
  • ricavi annui non superiori a 200.000 euro;
  • debiti non superiori a 500.000 euro.

Questi requisiti devono essere verificati concretamente.

Come funziona il concordato minore

Il debitore propone ai creditori un piano di ristrutturazione.

La proposta può prevedere, nei limiti consentiti dalla legge:

  • pagamenti dilazionati;
  • utilizzo di redditi futuri;
  • liquidazione di alcuni beni;
  • continuazione dell’attività;
  • intervento di terzi;
  • altre forme di soddisfazione dei creditori.

A differenza del piano del consumatore, nel concordato minore il voto dei creditori assume rilievo secondo le regole previste dal Codice.

Il concordato minore richiede la continuazione dell’attività?

La continuazione dell’attività è una delle ipotesi principali.

Il Codice consente però anche un concordato minore fuori dalla continuazione, purché ricorrano le condizioni previste dalla legge.

In particolare, devono essere previste risorse esterne che aumentino in misura apprezzabile la soddisfazione dei creditori.

Questo requisito è importante per distinguere il concordato minore dalla liquidazione controllata.

Cos’è la liquidazione controllata

La liquidazione controllata è una procedura con finalità diversa.

Qui non si cerca principalmente di costruire un piano per mantenere il patrimonio.

L’obiettivo è liquidare i beni del debitore secondo le regole della procedura e destinare il ricavato ai creditori, ottenendo l’effetto esdebitativo per la parte eccedente.

È quindi uno strumento da valutare quando:

  • non esiste una ristrutturazione sostenibile;
  • il patrimonio deve essere liquidato;
  • la situazione economica non consente di costruire un piano adeguato.

Chi può accedere alla liquidazione controllata

Il debitore sovraindebitato può chiedere l’apertura della liquidazione controllata quando ricorrono i requisiti previsti dalla legge. Possono accedervi tutti quei soggetti non fallibili: consumatore, piccolo imprenditore, professionista, artigiano.

In alcune circostanze la procedura può essere richiesta anche dal creditore.

Il Codice prevede regole differenti a seconda di chi presenta la domanda.

Come funziona la liquidazione controllata

Con l’apertura della procedura viene nominato un liquidatore.

Il liquidatore gestisce i beni compresi nella procedura secondo la disciplina prevista, dopo averne fatto un inventario e la stima.

Il patrimonio viene liquidato e il ricavato distribuito ai creditori secondo le regole applicabili.

Per il debitore, quindi, la liquidazione può comportare la perdita di determinati beni.

Per questo deve essere valutata con attenzione prima di essere scelta.

Con la liquidazione controllata perdo tutto?

No.

Non tutti i beni e i redditi vengono automaticamente acquisiti senza limiti.

La legge prevede beni e risorse che restano esclusi dalla liquidazione.

Tuttavia, la finalità della procedura è liquidatoria.

Se il debitore possiede immobili o altri beni rilevanti, occorre valutare attentamente quali effetti produrrà la procedura.

Sovraindebitamento e casa pignorata: cosa succede

Il tema è particolarmente importante quando è già iniziato un pignoramento.

La procedura di sovraindebitamento può avere effetti sulle azioni esecutive, ma non bisogna pensare che la semplice presentazione della domanda blocchi automaticamente qualsiasi asta.

Occorre verificare:

  • procedura scelta;
  • fase del pignoramento;
  • misure richieste;
  • provvedimenti del giudice.

Le misure protettive o sospensive dipendono dalla specifica procedura, dalla domanda formulata e dai provvedimenti del giudice. Certo, è molto frequente che difronte ad una domanda di sovraindebitamento il giuidice dell’esecuzione sospenda. Ma non è automatico!

E ricorda, si tratta di una semplice sospensione, in attesa della valutazione del piano! Per cui, se si propone una procedura di sovraindebitamento solo per sospendere l’asta, ma il piano non è sostenibile, è una vittoria di Pirro! Dopo qualche mese la casa torna in asta comunque, e nel frattempo hai solo buttato soldi.

Ricorda, il fulcro della procedura è: la proposta, per essere accettata, deve essere, per i creditori, economicamente più conveniente rispetto alla vendita forzata dell’immobile.

Per cui diffida da chi ti dice: puoi salvare la casa con zero o pochissimi euro! E’ una truffa, fatta per farsi dare il mandato e guadagnare competenze.

In ogni caso, la procedura deve essere predisposta per tempo

Il sovraindebitamento può bloccare il pignoramento?

Può essere possibile ottenere misure che incidono sulle azioni esecutive quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge.

Non è però un effetto automatico, come detto in precedenza.

Per questo aspettare pochi giorni prima dell’asta può ridurre drasticamente le possibilità di predisporre una procedura adeguata.

Che ruolo ha l’OCC

L’Organismo di Composizione della Crisi, OCC, svolge un ruolo centrale nelle procedure di sovraindebitamento.

Collabora alla ricostruzione della situazione del debitore e svolge le funzioni previste dalla legge.

L’OCC non è semplicemente un consulente del debitore.

È un soggetto previsto dalla disciplina della procedura.

Quali documenti servono per il sovraindebitamento

Per capire come funziona il sovraindebitamento nel caso concreto occorre ricostruire l’intera situazione.

Possono servire:

  • elenco di tutti i creditori;
  • mutui;
  • prestiti;
  • carte revolving;
  • debiti fiscali;
  • debiti contributivi;
  • fideiussioni;
  • decreti ingiuntivi;
  • pignoramenti;
  • conti correnti;
  • dichiarazioni dei redditi;
  • stipendio o pensione;
  • immobili;
  • autoveicoli;
  • altri beni;
  • spese necessarie del nucleo familiare;
  • documentazione dell’attività professionale o imprenditoriale.

La trasparenza è essenziale.

Non bisogna omettere debiti o beni.

Piano del consumatore, concordato minore o liquidazione controllata?

La scelta dipende soprattutto dalla posizione del debitore.

Sei un consumatore

Può essere valutata la ristrutturazione dei debiti del consumatore.

Sei un professionista o piccolo imprenditore

Può essere valutato il concordato minore, se ricorrono i requisiti.

Non esiste un piano sostenibile

Può essere necessario valutare la liquidazione controllata.

La procedura corretta non si sceglie in base al nome più conveniente.

Si sceglie in base ai requisiti.

Sovraindebitamento o saldo e stralcio

Sono due strumenti molto diversi.

Il saldo e stralcio è un accordo con un creditore.

Il sovraindebitamento è una procedura che può affrontare l’intera esposizione debitoria.

Se esiste un solo grande debito verso una banca e sono disponibili risorse immediate, può essere opportuno valutare una trattativa.

Se invece esistono:

  • mutuo;
  • finanziamenti;
  • debiti fiscali;
  • altri creditori;

un accordo con una sola banca potrebbe non risolvere il problema.

Sovraindebitamento o piano di rientro

Un piano di rientro può funzionare quando la difficoltà è temporanea e il reddito consente di sostenere le rate.

Se invece i debiti sono strutturalmente incompatibili con il reddito, aggiungere una nuova rata può peggiorare la situazione.

In questi casi può essere più utile valutare una ristrutturazione complessiva.

Cos’è l’esdebitazione

L’esdebitazione è il meccanismo che può consentire, quando ricorrono i requisiti previsti dalla legge, la liberazione dai debiti residui.

Non significa che qualsiasi debito venga automaticamente cancellato.

La disciplina prevede condizioni precise e alcune obbligazioni non sono esdebitabili.

L’esdebitazione rappresenta però uno degli strumenti attraverso i quali il sistema consente al debitore meritevole di ripartire dopo una situazione di grave crisi.

Un esempio pratico

Immaginiamo una famiglia con:

  • mutuo residuo di 120.000 euro;
  • 20.000 euro di prestiti;
  • 15.000 euro di debiti fiscali;
  • 8.000 euro di carte revolving;
  • reddito familiare di 2.600 euro al mese.

Le rate complessive sono ormai incompatibili con le spese necessarie.

In questo caso il problema non è soltanto ottenere una rata più bassa dalla banca.

Occorre ricostruire:

reddito → spese → casa → mutuo → altri debiti → creditori → capacità reale di pagamento

Solo dopo si può capire quale procedura sia adatta.

Gli errori da evitare

Quando i debiti non sono più sostenibili, bisogna evitare di:

  • chiedere nuovi prestiti per pagare vecchi debiti;
  • firmare piani di rientro insostenibili;
  • ignorare pignoramenti e decreti ingiuntivi;
  • aspettare l’asta prima di valutare il sovraindebitamento;
  • pagare casualmente un creditore senza una strategia;
  • omettere informazioni;
  • pensare che qualsiasi procedura cancelli automaticamente tutti i debiti.

La prima cosa da fare è ricostruire la situazione.

Domande frequenti

Sovraindebitamento: come funziona?

Il debitore ricostruisce la propria situazione economica e patrimoniale e verifica quale procedura può utilizzare tra ristrutturazione dei debiti del consumatore, concordato minore e liquidazione controllata.

Chi può accedere al sovraindebitamento?

Possono accedervi i soggetti che rientrano nell’ambito previsto dal Codice della crisi, tra cui consumatori, professionisti, imprenditori minori, imprenditori agricoli e altri debitori individuati dalla legge.

Cos’è il piano del consumatore?

È la procedura oggi denominata ristrutturazione dei debiti del consumatore, destinata alle persone fisiche qualificabili come consumatori.

Quali requisiti servono per il piano del consumatore?

Occorre essere consumatori, trovarsi in stato di sovraindebitamento e non incorrere nelle condizioni ostative previste dalla legge.

Cos’è il concordato minore?

È una procedura destinata ai debitori sovraindebitati diversi dal consumatore che rientrano nel relativo ambito applicativo.

Chi può accedere al concordato minore?

Professionisti, imprenditori minori e altri soggetti ammessi dalla disciplina possono accedervi se ricorrono i requisiti previsti dal Codice.

Cos’è la liquidazione controllata?

È la procedura con cui il patrimonio del debitore viene liquidato e il ricavato distribuito ai creditori secondo le regole di legge.

Posso mantenere la casa?

Dipende dalla procedura, dal valore della casa, dal mutuo, dal reddito e dalla sostenibilità del piano. Non esiste una risposta valida per tutti.

Il sovraindebitamento blocca automaticamente un pignoramento?

No. Gli effetti sulle procedure esecutive dipendono dalla specifica procedura e dai provvedimenti adottati.

Serve l’OCC?

Sì. L’Organismo di Composizione della Crisi svolge le funzioni previste dal Codice nelle procedure di sovraindebitamento.

I debiti vengono cancellati?

Non automaticamente. Occorre distinguere tra ristrutturazione, liquidazione ed eventuale esdebitazione.

Sovraindebitamento: capire come funziona è il primo passo per uscire dai debiti

Quando i debiti non sono più sostenibili, continuare a rinviare il problema può peggiorare la situazione.

Capire come funziona il sovraindebitamento significa innanzitutto ricostruire la posizione e scegliere lo strumento giusto.

Per un consumatore può essere valutata la ristrutturazione dei debiti del consumatore.

Per professionisti e piccoli imprenditori può essere valutato il concordato minore.

Quando non esiste una ristrutturazione praticabile, può essere necessario esaminare la liquidazione controllata.

Lo Studio Legale Scavo di Bari assiste privati, professionisti e imprese nella valutazione delle situazioni di sovraindebitamento.

Se hai debiti con banche, finanziarie, Agenzia delle Entrate-Riscossione o altri creditori e non riesci più a sostenere regolarmente i pagamenti, una verifica tempestiva può aiutare a capire quali procedure sono accessibili, quali beni possono essere coinvolti e quale soluzione può essere realmente sostenibile.

Contattaci!

Per chi si trova a Bari, in provincia di Bari o in Puglia, il primo passo è ricostruire tutti i debiti prima che eventuali decreti ingiuntivi, pignoramenti o aste riducano le alternative disponibili.

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