20 Ago 20 domande frequenti per DIFENDERSI nei rapporti con la banca
di Seguito 20 Domande Frequenti con risposte concrete ai problemi, per difendersi e tutelarsi dalle banche. (per approfondire leggi qui)
Sono domande che ci vengono poste quotidianamente dai clienti, e nascono quasi sempre da un problema concreto: un conto corrente che presenta addebiti difficili da comprendere, interessi molto elevati, un mutuo che sembra costare più del previsto, una fideiussione escussa dopo anni oppure un decreto ingiuntivo notificato dalla banca.
In questi casi il cliente vuole soprattutto sapere se la banca abbia agito correttamente, se sia possibile recuperare somme già pagate e quanto tempo abbia a disposizione per difendersi.
Non tutte le anomalie apparenti sono però illegittime. La verifica deve partire dal contratto, dalla documentazione bancaria, dal periodo interessato e dalle regole applicabili a quella specifica operazione.
Di seguito affrontiamo 20 domande frequenti di diritto bancario particolarmente rilevanti per privati, professionisti e imprese di Bari e provincia.
Interessi bancari: quando possono essere contestati
1. Come capire se la banca mi sta facendo pagare interessi illegittimi?
Gli interessi illegittimi applicati dalla banca non si riconoscono semplicemente osservando che la rata è elevata o che il saldo del conto è peggiorato.
Occorre confrontare le condizioni contrattuali con quelle effettivamente applicate.
Alcuni segnali che possono giustificare un controllo sono:
- tasso applicato diverso da quello previsto nel contratto;
- interessi difficili da ricostruire;
- variazioni delle condizioni non comprese dal cliente;
- crescita significativa del debito;
- possibile capitalizzazione illegittima degli interessi;
- costi che fanno sorgere dubbi sul rispetto della disciplina antiusura;
- condizioni economiche non sufficientemente determinate.
Il controllo dovrebbe partire dal contratto, dal documento di sintesi, dagli estratti conto o dal piano di ammortamento.
La presenza di uno di questi elementi non dimostra automaticamente l’esistenza di interessi bancari illegittimi, ma può rendere opportuna un’analisi più approfondita.
2. Come recuperare gli interessi pagati alla banca?
Il recupero degli interessi bancari presuppone innanzitutto che sia individuata una somma effettivamente non dovuta.
Non è sufficiente commissionare un conteggio generico e chiedere alla banca la restituzione di tutti gli interessi.
Il percorso corretto è normalmente:
contratto → verifica giuridica → eventuale ricalcolo → quantificazione → richiesta di restituzione.
A seconda del rapporto, l’irregolarità può riguardare anatocismo, condizioni economiche non correttamente pattuite, interessi applicati in maniera difforme dal contratto o altre specifiche violazioni.
Una volta accertata l’esistenza di somme indebitamente pagate, occorre inoltre verificare la prescrizione.
3. Entro quanto tempo posso chiedere indietro gli interessi alla banca?
La prescrizione degli interessi bancari è uno degli aspetti più delicati del contenzioso.
L’azione di ripetizione dell’indebito è in linea generale soggetta al termine decennale, ma il momento dal quale tale termine decorre può cambiare a seconda del rapporto e della natura del pagamento.
Nei rapporti di conto corrente, la giurisprudenza distingue in particolare tra versamenti aventi natura ripristinatoria della provvista e versamenti aventi natura solutoria.
Questa distinzione può incidere profondamente sulla decorrenza della prescrizione.
Per determinate rimesse il termine può decorrere dal pagamento; per altre pretese relative al rapporto può assumere rilievo la chiusura del conto.
Non è quindi corretto affermare genericamente che il cliente abbia sempre dieci anni dalla chiusura del conto per recuperare qualsiasi somma.
Prima di iniziare un’azione è necessario ricostruire il rapporto e individuare quali pagamenti siano concretamente interessati dalla prescrizione.
Anatocismo e conto corrente
4. Cos’è l’anatocismo bancario e quando è illegittimo?
L‘anatocismo bancario consiste, in termini generali, nella produzione di interessi su interessi già maturati.
La disciplina generale è contenuta nell’articolo 1283 del codice civile, mentre per le operazioni bancarie assume particolare rilievo l’articolo 120 del Testo Unico Bancario e la relativa disciplina attuativa.
Le regole sono cambiate nel tempo.
Per questa ragione non è corretto sostenere che qualsiasi presenza di interessi sugli interessi comporti automaticamente un diritto alla restituzione.
La verifica deve considerare:
- periodo in cui sono stati contabilizzati gli interessi;
- tipo di rapporto bancario;
- condizioni contrattuali;
- normativa applicabile in quel periodo;
- modalità con cui la banca ha effettuato gli addebiti.
Nei conti correnti molto risalenti questa ricostruzione può richiedere un’analisi particolarmente approfondita.
5. Come verificare l’anatocismo sul conto corrente?
La verifica dell’anatocismo sul conto corrente parte dalla documentazione bancaria.
Normalmente occorre esaminare:
- contratto di conto corrente;
- eventuale apertura di credito;
- condizioni economiche;
- estratti conto;
- scalari;
- modifiche contrattuali;
- periodicità e modalità di contabilizzazione degli interessi.
La verifica giuridica deve stabilire quali regole fossero applicabili nei diversi periodi.
Solo successivamente può essere effettuata, quando necessaria, una ricostruzione contabile.
È quindi preferibile evitare perizie che partano dal semplice presupposto che qualunque capitalizzazione sia illegittima.
6. Posso contestare un conto corrente già chiuso?
Sì, la chiusura del rapporto non impedisce automaticamente di contestare un conto corrente chiuso.
Anzi, molte controversie relative a rapporti bancari di lunga durata iniziano proprio dopo l’estinzione del conto.
La chiusura può però incidere su questioni rilevanti, soprattutto sulla prescrizione delle eventuali pretese restitutorie.
Occorre pertanto verificare:
- data di apertura;
- data di chiusura;
- documentazione disponibile;
- eventuali affidamenti;
- natura delle rimesse;
- addebiti contestati;
- prescrizione.
Se il conto è stato chiuso da molti anni, è quindi opportuno effettuare prima una verifica temporale e documentale, evitando di sostenere costi per conteggi che potrebbero non essere utilizzabili.
7. Come ottenere gli estratti conto dalla banca?
Il cliente può chiedere alla banca la documentazione relativa al proprio rapporto.
L’articolo 119 del Testo Unico Bancario riconosce al cliente, a chi gli succede e a chi subentra nell’amministrazione dei suoi beni il diritto di ottenere, a proprie spese, copia della documentazione relativa a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni.
La norma prevede che la banca fornisca la documentazione entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni.
Quando si formula una richiesta di estratti conto alla banca ex art. 119 TUB, è opportuno indicare in maniera precisa:
- rapporto interessato;
- numero del conto, se disponibile;
- periodo richiesto;
- intestatario;
- documentazione necessaria.
L’ampiezza concreta della documentazione ottenibile e il regime applicabile alle diverse tipologie documentali devono essere valutati in relazione alla richiesta formulata.
Mutuo e usura bancaria
8. Quando un mutuo può essere considerato usurario?
Un mutuo usurario è un finanziamento nel quale ricorrono i presupposti previsti dalla disciplina antiusura.
La legge n. 108 del 1996 utilizza come riferimento i Tassi Effettivi Globali Medi rilevati per categorie omogenee di operazioni (leggi qui per saperne di più)
Da questi valori viene determinato il tasso soglia.
Per verificare un mutuo occorre quindi individuare:
- momento rilevante (generalmente, secondo il recente indirizzo della Cassazione, l’usura deve esistere al momento della concessione del finanziamento);
- tipologia di finanziamento;
- eventuale classe di importo;
- TEGM applicabile;
- tasso soglia;
- voci economiche rilevanti nel calcolo.
Dal 14 maggio 2011 il tasso soglia viene calcolato aumentando il TEGM di un quarto e aggiungendo quattro punti percentuali, fermo il limite massimo di otto punti di differenza tra soglia e tasso medio.
Un mutuo costoso, quindi, non è necessariamente un mutuo usurario.
9. Come si calcola il tasso di usura di un finanziamento?
Il calcolo dell’usura bancaria richiede prima di tutto di individuare il parametro corretto.
Non basta prendere il TAN o il TAEG indicato nel contratto e confrontarlo con il primo tasso soglia trovato online.
Bisogna identificare:
- data dell’operazione;
- categoria del finanziamento;
- classe di importo, quando prevista;
- TEGM relativo al periodo;
- tasso soglia;
- elementi economici da includere nella verifica secondo i criteri applicabili.
La Banca d’Italia pubblica le serie storiche dei TEGM e dei tassi soglia distinti per categoria e periodo.
Una verifica antiusura effettuata utilizzando parametri non omogenei può condurre a conclusioni errate.
TAN, TAEG, TEG e tassi contrattuali
10. Qual è la differenza tra TAN, TAEG e TEG?
La differenza tra TAN, TAEG e TEG riguarda soprattutto la funzione dei tre indicatori.
Il TAN, Tasso Annuo Nominale, indica il tasso nominale applicato al capitale.
Il TAEG, Tasso Annuo Effettivo Globale, rappresenta un indicatore del costo complessivo del credito secondo le regole applicabili e ha una funzione particolarmente importante in materia di trasparenza e comparazione.
Il TEG, Tasso Effettivo Globale, assume invece particolare rilievo nell’ambito della disciplina antiusura.
Per questo non è corretto utilizzare indistintamente questi valori.
In particolare, non si dovrebbe concludere che un finanziamento sia usurario confrontando automaticamente il TAEG contrattuale con il tasso soglia.
11. Cosa succede se il TAEG indicato nel contratto è sbagliato?
Le conseguenze di un TAEG errato dipendono dalla tipologia di contratto e dalla disciplina applicabile.
Non qualsiasi differenza tra TAEG dichiarato e TAEG ricalcolato determina automaticamente:
- nullità dell’intero contratto;
- eliminazione di tutti gli interessi;
- restituzione di tutte le somme pagate.
Nel credito ai consumatori esistono disposizioni specifiche del Testo Unico Bancario che possono incidere sulle clausole relative ai costi del credito.
Anche per i contratti di credito immobiliare ai consumatori esiste una disciplina specifica.
Prima di formulare una richiesta alla banca è quindi necessario verificare:
- tipologia del finanziamento;
- data della stipula;
- qualità del cliente;
- costo eventualmente omesso;
- ragione dell’errore;
- conseguenza prevista dalla normativa applicabile.
12. Quando il tasso di un contratto bancario è indeterminato?
L’indeterminatezza del tasso bancario può emergere quando il contratto non consente di individuare il tasso applicabile secondo criteri sufficientemente determinati o determinabili.
L’articolo 117 del Testo Unico Bancario disciplina la forma e il contenuto dei contratti bancari e prevede specifiche regole sulle condizioni economiche.
Una clausola non è però indeterminata soltanto perché contiene un meccanismo matematico o fa riferimento a un parametro esterno.
Nei finanziamenti a tasso variabile, ad esempio, un tasso può essere determinabile attraverso:
parametro di riferimento + spread.
La questione nasce quando il criterio contrattuale non permette di ricostruire in maniera giuridicamente sufficiente la condizione economica oppure quando vengono utilizzati meccanismi incompatibili con la disciplina applicabile.
Le conseguenze devono essere valutate sul singolo contratto.
Fideiussione bancaria: cosa rischia il garante
13. Cosa rischia chi firma una fideiussione bancaria?
I rischi della fideiussione bancaria possono essere molto rilevanti.
Con la fideiussione il garante si obbliga verso il creditore a garantire l’adempimento dell’obbligazione altrui.
Se il debitore non paga, la banca può quindi rivolgersi al garante secondo quanto previsto dalla garanzia sottoscritta.
Il fideiussore può esporsi:
- al pagamento del debito garantito;
- agli interessi e agli ulteriori importi compresi nella garanzia;
- ad azioni giudiziarie;
- a decreto ingiuntivo;
- ad azioni esecutive in presenza dei relativi presupposti.
Nelle fideiussioni omnibus assume particolare importanza anche l’importo massimo garantito.
Prima di firmare una fideiussione non dovrebbe essere valutata soltanto la situazione economica attuale del debitore, ma anche il rischio che la garanzia venga escussa in futuro.
14. Come posso liberarmi da una fideiussione bancaria?
Liberarsi da una fideiussione bancaria non significa necessariamente poter cancellare con una semplice comunicazione tutti gli obblighi già assunti.
Occorre innanzitutto verificare se si tratta di:
- fideiussione per una specifica operazione;
- fideiussione omnibus;
- garanzia a tempo determinato;
- garanzia a tempo indeterminato;
- garanzia che disciplina espressamente il recesso.
Il recesso, quando consentito, può produrre effetti sulle operazioni future senza necessariamente eliminare la responsabilità relativa alle obbligazioni già sorte. In alternativa, ci si può liberare facendo invalidare la fideiussione.
La situazione è particolarmente importante per ex soci, ex amministratori o familiari che abbiano prestato garanzia molti anni prima e ritengano erroneamente che la cessazione del loro rapporto con il debitore abbia automaticamente fatto venir meno la fideiussione. In ogni caso, leggi il nostro articolo specifico sul tema!
Fideiussioni ABI
15. Quando una fideiussione ABI può essere nulla?
La nullità delle fideiussioni ABI riguarda un tema specifico del contenzioso bancario, come abbiamo visto nello specifico approfondimento.
Il provvedimento della Banca d’Italia n. 55 del 2 maggio 2005 ha rilevato il contrasto con la normativa antitrust di alcune clausole dello schema di fideiussione omnibus predisposto dall’ABI.
Le clausole tradizionalmente coinvolte sono quelle indicate come:
- clausola di reviviscenza;
- clausola di sopravvivenza;
- deroga all’articolo 1957 c.c.
La questione non consente però di affermare che qualsiasi fideiussione contenente clausole simili sia automaticamente nulla integralmente.
La giurisprudenza, compresa quella delle Sezioni Unite della Cassazione, ha affrontato il problema anche sotto il profilo della nullità parziale.
Per valutare una fideiussione è quindi necessario confrontare il testo effettivamente sottoscritto con le clausole interessate e verificare le conseguenze sul contratto concreto.
Richiesta di pagamento al garante
16. La banca può chiedere tutto il debito direttamente al garante?
In molti casi la banca può chiedere il pagamento al garante, ma la risposta dipende dalla fideiussione.
Il contratto può prevedere che il fideiussore sia obbligato in solido con il debitore principale.
In tal caso la banca può, nei limiti della garanzia e secondo quanto validamente pattuito, rivolgersi direttamente al garante senza dover necessariamente tentare prima il recupero integrale nei confronti del debitore.
Occorre però controllare:
- importo massimo garantito;
- debito effettivamente esistente;
- clausole della fideiussione;
- eventuale beneficio di preventiva escussione;
- interessi e spese richiesti;
- eventuali cause di liberazione del garante;
- prescrizione o decadenze eventualmente rilevanti.
Una lettera della banca che chiede il pagamento non dovrebbe quindi essere ignorata, ma nemmeno accettata senza verificare il titolo e l’importo richiesto.
17. Quando il fideiussore è liberato ai sensi dell’art. 1957 c.c.?
L’articolo 1957 c.c. disciplina una particolare ipotesi nella quale il fideiussore può rimanere obbligato anche dopo la scadenza dell’obbligazione principale, purché il creditore agisca nei tempi e nei modi previsti dalla norma.
In linea generale, il creditore deve proporre le proprie istanze contro il debitore entro sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione principale e proseguirle con diligenza.
La disciplina contiene inoltre una regola particolare quando il fideiussore abbia espressamente limitato la garanzia allo stesso termine dell’obbligazione principale.
La verifica concreta è però più complessa perché molti contratti bancari contengono clausole che derogano all’articolo 1957 c.c.
Per sapere se il fideiussore possa invocare la liberazione occorre quindi controllare:
- testo della fideiussione;
- eventuale deroga;
- validità della clausola;
- scadenza dell’obbligazione;
- iniziative concretamente intraprese dalla banca;
- tempestività delle stesse.
Nel caso delle fideiussioni ABI, la clausola di deroga all’articolo 1957 può inoltre intersecarsi con la specifica problematica antitrust.
Decreto ingiuntivo della banca
18. Cosa fare quando arriva un decreto ingiuntivo dalla banca?
Quando arriva un decreto ingiuntivo dalla banca, la priorità è verificare immediatamente l’atto e non limitarsi a inviare un reclamo all’istituto.
Bisogna controllare:
- chi chiede il pagamento;
- importo richiesto;
- rapporto bancario;
- documenti utilizzati per ottenere il decreto;
- contratto;
- eventuale fideiussione;
- interessi e spese;
- possibili eccezioni;
- termine per proporre opposizione.
Il decreto ingiuntivo può riguardare il debitore principale oppure il garante.
Se viene notificato al fideiussore, assumono particolare importanza anche le clausole della fideiussione, l’importo garantito e le eventuali eccezioni relative alla garanzia.
Attendere la risposta della banca a una contestazione stragiudiziale mentre decorre il termine per l’opposizione può compromettere seriamente la possibilità di difesa.
19. Quanto tempo ho per oppormi a un decreto ingiuntivo bancario?
Nella procedura ordinaria, il decreto ingiuntivo contiene l’avvertimento che l’opposizione deve essere proposta nel termine indicato dal giudice, che normalmente è di 40 giorni dalla notificazione, secondo la disciplina dell’articolo 641 c.p.c.
Il dato concreto deve però essere verificato direttamente sul decreto ricevuto.
Esistono infatti situazioni processuali che possono richiedere valutazioni specifiche e un decreto può anche essere dichiarato provvisoriamente esecutivo.
Per questo motivo la query “40 giorni decreto ingiuntivo banca” non dovrebbe indurre il destinatario ad aspettare il quarantesimo giorno.
La documentazione dovrebbe essere consegnata al professionista il prima possibile, in modo da avere il tempo necessario per:
- analizzare il credito;
- acquisire i contratti;
- verificare gli interessi;
- studiare le garanzie;
- individuare le eccezioni;
- predisporre l’eventuale opposizione.
Causa contro la banca
20. Quando conviene fare causa alla banca?
Una causa contro la banca può essere giuridicamente possibile ma economicamente poco conveniente.
Prima di iniziarla occorre verificare almeno cinque elementi:
- fondatezza della contestazione;
- documentazione disponibile;
- importo concretamente recuperabile o contestabile;
- prescrizione;
- costi e rischi del giudizio.
In alcune situazioni una procedura stragiudiziale può essere più proporzionata. (leggi il nostro articolo)
In altre, soprattutto quando sono coinvolte somme significative, fideiussioni, decreti ingiuntivi o questioni che richiedono un accertamento giudiziale, la causa può diventare necessaria.
Per le controversie relative a contratti bancari e finanziari devono inoltre essere considerate le condizioni di procedibilità previste dalla legge e gli strumenti alternativi disponibili.
La domanda corretta non è quindi soltanto:
“Posso fare causa alla banca?”
ma:
“Quale risultato posso realisticamente ottenere e con quale rischio?”
Quali documenti servono per una verifica di diritto bancario?
Molte delle 20 domande affrontate hanno un elemento comune: senza documenti è difficile stabilire se esista realmente un’irregolarità.
A seconda del problema possono essere necessari:
- contratto di conto corrente;
- contratto di apertura di credito;
- estratti conto;
- scalari;
- contratto di mutuo;
- piano di ammortamento;
- documento di sintesi;
- contratto di finanziamento;
- fideiussione;
- lettere inviate dalla banca;
- richieste di pagamento;
- reclami;
- decreto ingiuntivo;
- eventuali perizie o conteggi già effettuati.
Il primo obiettivo non dovrebbe essere trovare genericamente “errori della banca”, ma ricostruire il rapporto e individuare una questione giuridica concreta.
Problemi con la banca a Bari: quando chiedere una verifica
Le domande frequenti di diritto bancario mostrano quanto possano essere diverse le situazioni che portano un cliente a contestare una banca.
Chi vuole recuperare interessi ha esigenze differenti rispetto al garante che ha ricevuto una richiesta di pagamento. Chi deve verificare l’usura di un mutuo si trova in una situazione diversa da chi ha ricevuto un decreto ingiuntivo.
Per clienti, professionisti e imprese di Bari, provincia di Bari e Puglia, la verifica dovrebbe quindi partire dalla domanda concreta:
cosa ha fatto la banca, quale documento lo dimostra e quale conseguenza ne è derivata?
Da questa analisi è possibile stabilire se sia opportuno procedere con un reclamo, una verifica contabile, una procedura stragiudiziale oppure un’azione giudiziaria.
Hai un problema con la banca? Verifica il contratto prima di agire
Interessi elevati, anatocismo, un possibile mutuo usurario, una fideiussione escussa o un decreto ingiuntivo possono avere conseguenze economiche importanti.
Il rischio è affrontare il problema troppo tardi oppure, al contrario, iniziare una contestazione priva di una base giuridica sufficientemente solida.
Il primo passo è quindi verificare contratto, documentazione, termini e somme effettivamente contestabili.
Lo Studio Legale Scavo di Bari assiste privati, professionisti e imprese nelle controversie con banche e intermediari, dalla verifica preventiva del rapporto alla tutela stragiudiziale e giudiziale.
Se hai riconosciuto il tuo problema in una delle domande affrontate, un Avvocato Bancario a Bari può esaminare la documentazione, individuare le criticità effettivamente rilevanti e valutare quale soluzione sia più appropriata per tutelare i tuoi interessi.