Clausole abusive nei contratti bancari: come riconoscerle e difendersi

Clausole abusive nei contratti bancari: come riconoscerle e difendersi

Le clausole abusive nei contratti bancari possono incidere in maniera significativa sui diritti del cliente, soprattutto quando un mutuo, un finanziamento o un altro contratto è stato stipulato da un consumatore sulla base di condizioni predisposte unilateralmente dalla banca.

Una clausola non diventa però abusiva semplicemente perché è economicamente sfavorevole: occorre verificare il contenuto del contratto, la qualità di consumatore del cliente, la trasparenza della previsione e l’eventuale significativo squilibrio tra diritti e obblighi delle parti (leggi qui come difendersi in caso di problemi con le banche)

L’eventuale riconducibilità di una clausola al novero delle clausole abusive rende quella stessa clausola illegittima, rendendo obbligatoria una sostituzione della stessa con quanto previsto dalla legge, generalmente più favorevole.

Questo può comportare dei notevoli ricalcoli dei saldi dare/avere di un conto corrente o di un finanziamento, consentendo di ridurre o azzerare un debito, o, nei casi delle fideiussioni (come abbiamo visto per le fideiussioni ABI), consentire una liberazione del garante.

Per chi ha sottoscritto un contratto bancario a Bari o in provincia di Bari, individuare una clausola potenzialmente vessatoria è quindi soltanto il primo passaggio. Occorre stabilire quale disciplina sia applicabile e quali conseguenze possano derivare dall’accertamento dell’abusività.

La materia assume particolare importanza nei contratti standardizzati, nei quali il cliente normalmente aderisce a condizioni predisposte dall’istituto di credito.

Cosa sono le clausole abusive nei contratti bancari?

La tutela delle clausole abusive deriva dalla disciplina europea sui contratti conclusi tra professionisti e consumatori, recepita nell’ordinamento italiano e oggi contenuta, in particolare, nel Codice del Consumo.

Il principio fondamentale è che una clausola può essere considerata vessatoria quando, malgrado la buona fede, determina a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

Nei rapporti bancari il professionista può essere la banca o l’intermediario, mentre il consumatore è, in termini generali, la persona fisica che stipula il contratto per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale.

Questa distinzione è fondamentale.

La specifica disciplina consumeristica sulle clausole abusive non si applica ai contratti stipulati da un’impresa, una società o un professionista nell’esercizio della propria attività.

Clausola abusiva e clausola vessatoria: c’è differenza?

Nel linguaggio comune si utilizzano frequentemente le espressioni clausola abusiva e clausola vessatoria per descrivere condizioni contrattuali che producono uno squilibrio a danno del consumatore.

Nel diritto europeo la Direttiva 93/13/CEE disciplina le unfair terms, normalmente indicate come clausole abusive. Il Codice del Consumo italiano utilizza invece l’espressione clausole vessatorie.

L’aspetto realmente importante non è però la terminologia, ma verificare se la singola clausola rientri nell’ambito della tutela prevista dalla normativa consumeristica.

Occorre inoltre distinguere questa disciplina da quella prevista dagli articoli 1341 e 1342 del codice civile per determinate condizioni generali di contratto e contratti conclusi mediante moduli o formulari.

Le due discipline non sono perfettamente sovrapponibili e non devono essere confuse.

Quando una clausola bancaria può essere considerata abusiva?

Non esiste una regola secondo la quale ogni condizione predisposta unilateralmente dalla banca sia automaticamente illegittima.

L’accertamento deve essere effettuato sul contratto concreto.

La valutazione della vessatorietà tiene conto, tra gli altri elementi, della natura del servizio oggetto del contratto, delle circostanze esistenti al momento della conclusione e delle altre clausole dello stesso contratto o di eventuali contratti collegati.

In particolare, possono assumere rilievo:

  • lo squilibrio prodotto dalla clausola tra i diritti e gli obblighi delle parti;
  • la possibilità per la banca di esercitare determinate facoltà a danno del consumatore;
  • le limitazioni imposte ai diritti del cliente;
  • la chiarezza e comprensibilità delle condizioni contrattuali;
  • l’esistenza di una reale trattativa individuale;
  • il rapporto tra la clausola contestata e le altre condizioni del contratto.

È quindi necessario leggere il contratto nel suo complesso e non isolare una singola frase dal contesto negoziale.

Quali clausole di un contratto bancario richiedono particolare attenzione?

La normativa consumeristica individua diverse tipologie di clausole che possono essere considerate vessatorie quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge.

Nel settore bancario, a seconda del tipo di contratto, possono richiedere un esame approfondito le condizioni che incidono sui diritti del consumatore in caso di inadempimento, sulle facoltà riconosciute unilateralmente al professionista, sui meccanismi di scioglimento del rapporto o sulle possibilità concrete del cliente di esercitare i propri diritti.

Non significa che tutte queste clausole siano necessariamente abusive.

La valutazione deve essere effettuata caso per caso.

Clausole che limitano i diritti del consumatore

Una prima area di attenzione riguarda le clausole che escludono o limitano le azioni e i diritti del consumatore nei confronti del professionista in caso di inadempimento totale, parziale o inesatto.

Una previsione contrattuale che renda eccessivamente difficile per il cliente far valere i propri diritti merita quindi un’attenta verifica.

Clausole che attribuiscono facoltà unilaterali alla banca

Anche le clausole che consentono al professionista di incidere unilateralmente sul rapporto devono essere analizzate alla luce della disciplina specificamente applicabile.

Nel settore bancario esistono norme particolari che regolano, ad esempio, la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali.

Non è pertanto corretto affermare che qualsiasi ius variandi della banca sia abusivo.

Occorre verificare se la facoltà sia prevista ed esercitata nel rispetto delle condizioni stabilite dalla legge e della disciplina di trasparenza bancaria. Se la banca “va oltre”, la modifica è da ritenersi sicuramente abusiva e annullabile.

Clausole poco chiare o difficili da comprendere

La trasparenza è particolarmente importante nei rapporti bancari.

Quando le clausole sono proposte per iscritto al consumatore devono essere redatte in modo chiaro e comprensibile.

Ciò assume particolare rilevanza nei contratti complessi, nei quali il cliente deve poter comprendere il funzionamento delle condizioni economiche e le conseguenze derivanti dal rapporto.

La Banca d’Italia, nella disciplina sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari, prevede inoltre specifici obblighi informativi e precontrattuali per gli intermediari.

Una clausola difficile da capire è automaticamente abusiva?

Non necessariamente.

Scarsa trasparenza e abusività sono concetti collegati, ma non perfettamente coincidenti.

Una clausola poco chiara può assumere rilievo nella valutazione complessiva, ma occorre verificare i presupposti previsti dalla normativa.

Il problema della trasparenza è particolarmente delicato quando la clausola riguarda elementi essenziali del rapporto economico.

La disciplina consumeristica prevede infatti regole specifiche per le clausole relative all’oggetto principale del contratto e all’adeguatezza del corrispettivo, quando tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile.

Per questo motivo non è corretto sostenere che qualsiasi costo elevato o qualsiasi tasso sfavorevole costituisca automaticamente una clausola abusiva, ma va valutato nel concreto, anche alla luce del profilo “culturale” del cliente a livello finanziario (sarà diversa l’applicazione a un laureato in economia rispetto a un operaio).

Le clausole firmate dal cliente possono comunque essere contestate?

È uno degli interrogativi più importanti.

La presenza della firma sul contratto non rende automaticamente inattaccabile ogni condizione predisposta dalla banca.

Nei contratti bancari standardizzati, infatti, il cliente sottoscrive spesso moduli e condizioni generali predisposti dall’istituto, il quale ha un potere contrattuale molto più elevato.

Ai fini della disciplina consumeristica assume particolare rilievo verificare se vi sia stata una effettiva trattativa individuale sulla specifica clausola.

Nei contratti conclusi mediante moduli o formulari predisposti per disciplinare uniformemente determinati rapporti, la disciplina pone sul professionista l’onere di dimostrare che la clausola unilateralmente predisposta sia stata effettivamente oggetto di trattativa individuale, nei casi in cui tale circostanza rilevi ai fini della tutela.

La semplice sottoscrizione del documento non deve quindi essere confusa con una vera negoziazione del suo contenuto.

Clausole abusive e doppia firma: attenzione a non confondere le discipline

Un errore frequente consiste nel ritenere che una clausola sia sempre valida perché è stata specificamente approvata con una seconda firma.

La questione è più complessa.

La cosiddetta doppia sottoscrizione richiama principalmente la disciplina delle condizioni generali di contratto prevista dal codice civile.

La tutela del consumatore contro le clausole abusive segue invece una disciplina propria.

Pertanto, quando il cliente agisce come consumatore, la presenza di una specifica sottoscrizione non consente, da sola, di escludere automaticamente l’eventuale carattere abusivo della clausola secondo il Codice del Consumo.

Occorre verificare il rapporto concreto e la normativa applicabile. Si possono avere anche clausole abusive se precedentemente sottoscritte con doppia firma.

Cosa succede se una clausola bancaria è abusiva?

Le conseguenze possono essere molto rilevanti.

Nel sistema di tutela del consumatore, l’accertamento dell’abusività comporta l’inefficacia della clausola nei confronti del consumatore secondo il regime previsto dalla disciplina applicabile.

Il principio europeo è diretto a evitare che il consumatore rimanga vincolato da una clausola abusiva.

Ciò non significa però che l’intero contratto bancario venga automaticamente annullato. Bensì, la clausola viene sostituita con quella prevista dalla legge sul punto.

E qui viene il bello: le banche elaborano clausole abusive (generalmente più stringenti e squilibrate in loro favore), per evitare l’applicazione diretta del testo della legge, che generalmente è molto più flessibile ed equilibrata.

Tuttavia, nell’ambito dell’esecuzione del rapporto, le banche operano facendo affidamento su quelle clausole abusive. Per cui, nel momento in cui le stesse dovessero essere dichiarate nulle, tutto il rapporto andrebbe riletto (c.d. effetto epurativo) alla luce non delle clausole abusive, ma della norma di legge.

Ciò può comportare e anzi spesso comporta significativi ricalcoli dei rapporti dare/avere, dei saldi debitori/creditori, potendo portare alla diminuzione o all’azzeramento dei debiti del cliente, come abbiamo visto in caso di usura e anatocismo. (leggi qui)

Il contratto può rimanere valido senza la clausola?

In linea generale, la disciplina europea mira a far sì che il contratto continui a vincolare le parti quando possa sussistere senza la clausola abusiva.

È quindi necessario distinguere:

  1. l’eliminazione della singola clausola;
  2. le conseguenze economiche derivanti dalla sua eliminazione;
  3. l’eventuale impossibilità di mantenere in vita il contratto senza quella previsione.
  4. la sostituzione operata dalla legge (art. 1419 cod civ, e principio di conservazione del negozio giuridico)

Proprio quest’ultimo profilo ha dato origine a un’importante giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, soprattutto in materia di contratti di credito e mutui.

Non esiste quindi una soluzione identica per ogni contratto.

Tuttavia, come già detto in precedenza, la sostituzione può comportare ricalcoli significativi.

Clausole abusive in mutui e finanziamenti

Mutui e finanziamenti rappresentano uno degli ambiti nei quali la disciplina può avere maggiore impatto economico (leggi qui la disciplina di TAEG, TEG e TAN)

Un contratto può accompagnare il cliente per molti anni e una singola condizione può incidere ripetutamente sul rapporto.

L’analisi può riguardare, a seconda del caso:

  • modalità di determinazione del tasso;
  • costi e commissioni;
  • condizioni collegate al finanziamento;
  • facoltà attribuite all’intermediario;
  • conseguenze dell’inadempimento;
  • modalità di estinzione o risoluzione;
  • garanzie collegate al credito;
  • meccanismi che limitano concretamente i diritti del consumatore.

Non ogni previsione sfavorevole è però una clausola abusiva nel contratto bancario. Prima di formulare una contestazione occorre individuare il parametro normativo corretto.

Un esempio pratico

Immaginiamo un consumatore che abbia sottoscritto un finanziamento utilizzando il modulo standard predisposto dalla banca.

Anni dopo nasce una controversia e l’istituto pretende il pagamento di determinate somme applicando una clausola contenuta nelle condizioni generali.

Il cliente scopre che quella previsione gli attribuisce obblighi particolarmente gravosi e, parallelamente, limita in maniera significativa alcuni suoi diritti.

Non sarebbe corretto concludere immediatamente che la clausola è nulla.

Bisognerebbe innanzitutto verificare:

  • se il cliente rivestiva la qualità di consumatore al momento della stipula;
  • se la clausola era stata predisposta unilateralmente;
  • se vi sia stata una reale trattativa individuale;
  • quale squilibrio determini;
  • se rientri nelle ipotesi considerate dalla normativa;
  • se sia formulata in modo chiaro e comprensibile;
  • quali conseguenze deriverebbero dalla sua eventuale eliminazione.

Soltanto dopo questa analisi è possibile valutare una contestazione giuridicamente fondata.

Clausole abusive e fideiussione bancaria: sono la stessa questione delle fideiussioni ABI?

No.

È importante mantenere distinti i due problemi.

La contestazione delle cosiddette fideiussioni ABI riguarda una specifica problematica connessa alle clausole riproduttive dello schema oggetto del provvedimento della Banca d’Italia del 2005 e alla disciplina della concorrenza.

La tutela contro le clausole abusive nei contratti dei consumatori ha invece una diversa base normativa.

In presenza di una fideiussione bancaria possono eventualmente emergere più questioni giuridiche, ma devono essere analizzate separatamente.

La qualificazione del garante come consumatore, inoltre, richiede una verifica delle circostanze concrete e del collegamento con l’attività professionale o imprenditoriale garantita.

Come contestare una clausola abusiva alla banca

Quando si sospetta la presenza di clausole abusive nei contratti bancari, il primo passo non dovrebbe essere l’invio di una contestazione generica.

È preferibile ricostruire il rapporto.

1. Recuperare tutta la documentazione

Occorre innanzitutto acquisire il contratto completo e non soltanto il documento di sintesi o il piano di ammortamento.

Possono essere rilevanti:

  • contratto;
  • condizioni generali;
  • documento di sintesi;
  • documentazione precontrattuale;
  • fogli informativi;
  • comunicazioni periodiche;
  • eventuali modifiche contrattuali;
  • corrispondenza con la banca;
  • documentazione relativa a garanzie e contratti collegati.

2. Individuare esattamente la clausola contestata

Una contestazione efficace dovrebbe indicare quale previsione contrattuale si ritiene problematica.

Affermazioni generiche come “il contratto contiene clausole vessatorie” difficilmente consentono di comprendere quale sia il problema concreto.

3. Verificare se il cliente è un consumatore

Questo passaggio è essenziale.

La disciplina sulle clausole abusive tutela specificamente il consumatore. È quindi necessario verificare per quale finalità sia stato stipulato il contratto e in quale veste abbia agito il cliente.

4. Valutare gli effetti della clausola

Occorre poi comprendere quale conseguenza abbia prodotto la previsione contestata.

Può aver inciso sui pagamenti? Ha limitato un diritto? Ha attribuito alla banca una facoltà particolarmente ampia? È stata utilizzata per formulare una richiesta di pagamento?

L’effetto concreto aiuta a individuare la strategia di tutela.

5. Contestare la clausola con uno specifico fondamento giuridico

Una volta effettuata la verifica, può essere valutata una contestazione formale nei confronti dell’intermediario.

A seconda della controversia e dei presupposti, possono inoltre entrare in considerazione gli strumenti stragiudiziali previsti per le controversie bancarie oppure la tutela davanti all’autorità giudiziaria.

Reclamo alla banca, ABF o causa: quale strada scegliere?

Non tutte le controversie richiedono immediatamente un giudizio.

A seconda della natura della questione, dell’importo, delle domande formulate e dei requisiti previsti, può essere possibile utilizzare il sistema dei reclami e valutare successivamente il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF).

In altri casi la controversia richiede invece l’intervento dell’autorità giudiziaria.

La scelta non dovrebbe essere automatica.

È necessario valutare:

  • tipo di contratto;
  • clausola contestata;
  • somme coinvolte;
  • documentazione disponibile;
  • comportamento della banca;
  • risultato concretamente perseguito;
  • competenza dello strumento stragiudiziale rispetto alla domanda proposta.

La scelta spetta ad un avvocato esperto della materia, come lo Studio Legale Scavo.

Perché controllare le clausole prima di iniziare un contenzioso bancario

Un contratto bancario può contenere decine di pagine di condizioni generali.

Concentrarsi esclusivamente sul tasso di interesse o sull’importo della rata può far trascurare previsioni che diventano rilevanti soltanto quando nasce una controversia.

Una verifica preventiva consente invece di distinguere tra:

  • condizioni semplicemente sfavorevoli;
  • possibili violazioni della trasparenza bancaria;
  • clausole potenzialmente abusive;
  • problematiche relative a interessi e commissioni;
  • eventuale usura;
  • anatocismo;
  • questioni relative alle garanzie.

Questa distinzione è fondamentale perché ciascun problema richiede presupposti, verifiche e rimedi differenti.

Clausole abusive nei contratti bancari a Bari: quando rivolgersi a un avvocato

Per un cliente di Bari, della provincia di Bari o della Puglia, una consulenza può essere utile soprattutto quando la banca abbia già applicato la clausola contestata, richiesto somme rilevanti o avviato iniziative per il recupero del credito.

Il nostro studio, che vanta tra i suoi professionisti gli avvocati Francesco Scavo (con un importante passato negli uffici legali di Mediobanca e Banca Popolare di Bari), nonchè l’avv. Alessandro Scavo (ex manager di Italfondiario S.p.A., ora Dovalue S.p.A., principale società europea di gestione dei crediti bancari deteriorati), vanta una solidissima esperienza in merito.

L’analisi legale diventa ancora più importante quando il contratto è collegato a un mutuo, una fideiussione, un finanziamento di lunga durata o una posizione debitoria complessa.

L’obiettivo della verifica non è presumere che ogni contratto bancario contenga irregolarità, ma stabilire se esista effettivamente una previsione contraria alla disciplina applicabile e quali rimedi siano concretamente utilizzabili.

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Domande frequenti

Quando una clausola di un contratto bancario è abusiva?

Nel rapporto tra professionista e consumatore, una clausola può essere vessatoria quando, ricorrendo i presupposti previsti dal Codice del Consumo, determina a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. La valutazione deve essere effettuata sul caso concreto.

Una clausola bancaria firmata due volte può essere comunque abusiva?

La doppia sottoscrizione non esclude automaticamente l’applicazione della disciplina consumeristica. Occorre distinguere le regole sulle condizioni generali di contratto dalla tutela specifica prevista per il consumatore contro le clausole abusive.

Tutte le clausole predisposte dalla banca sono vessatorie?

No. Il fatto che una condizione sia stata predisposta unilateralmente non significa automaticamente che sia abusiva. È necessario verificarne contenuto, trasparenza, effetti e rapporto con le altre condizioni contrattuali.

Una clausola abusiva rende nullo tutto il mutuo?

Non necessariamente. In linea generale, la tutela mira a impedire che la clausola abusiva vincoli il consumatore mantenendo, quando possibile, il resto del contratto. Le conseguenze sull’intero rapporto dipendono tuttavia dalla funzione della clausola e dalla possibilità che il contratto continui a esistere senza di essa.

Anche una clausola sul prezzo o sul tasso può essere considerata abusiva?

La disciplina prevede regole specifiche per le clausole riguardanti l’oggetto principale del contratto e l’adeguatezza del corrispettivo, in particolare quando tali elementi siano formulati in modo chiaro e comprensibile. È quindi necessaria un’analisi specifica e non è sufficiente che il costo sia considerato elevato dal cliente.

Le imprese possono invocare la disciplina sulle clausole abusive?

La specifica tutela prevista dal Codice del Consumo riguarda il consumatore. Per contratti stipulati nell’ambito di un’attività imprenditoriale o professionale devono essere verificate le altre discipline eventualmente applicabili.

Posso contestare una clausola abusiva dopo che la banca mi ha chiesto il pagamento?

La richiesta di pagamento non impedisce, di per sé, di verificare il contratto. Anzi, proprio in questa fase può diventare importante esaminare le clausole sulle quali la banca fonda la propria pretesa e individuare tempestivamente gli strumenti di tutela utilizzabili.

Come faccio a sapere se il mio contratto bancario contiene clausole abusive?

È necessario esaminare il contratto completo, le condizioni generali, la documentazione precontrattuale e le eventuali modifiche intervenute nel tempo. La valutazione deve riguardare sia il testo della clausola sia gli effetti che essa produce concretamente nel rapporto.

Hai trovato una clausola sospetta nel tuo contratto bancario?

Una condizione contrattuale sfavorevole non è necessariamente illegittima. Tuttavia, una clausola abusiva in un contratto bancario può incidere sulla richiesta economica formulata dalla banca e sui diritti che il cliente può esercitare.

Ignorare il problema può significare accettare l’applicazione di una condizione che avrebbe invece dovuto essere sottoposta a verifica.

Prima di contestare il contratto è quindi opportuno individuare la clausola, ricostruire il rapporto e stabilire quale disciplina sia effettivamente applicabile.

Lo Studio Legale Scavo di Bari assiste consumatori e clienti bancari nell’analisi di mutui, finanziamenti, fideiussioni e altri rapporti con gli istituti di credito.

Se hai ricevuto una richiesta di pagamento o ritieni che il tuo contratto contenga condizioni anomale, un Avvocato Bancario a Bari può verificare la documentazione, valutare la presenza di clausole abusive e individuare gli strumenti di tutela concretamente utilizzabili.

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