20 Ago Come fare causa alla banca e quando conviene davvero farlo
Fare causa alla banca può essere una scelta necessaria quando un cliente ritiene di aver subito un pregiudizio per interessi, commissioni, clausole contrattuali, garanzie, segnalazioni o altri comportamenti dell’istituto di credito (leggi qui per approfondire). Iniziare un contenzioso bancario, però, non dovrebbe mai essere una decisione automatica: prima di agire occorre capire se esiste una concreta violazione, quali prove sono disponibili, quale risultato può essere ottenuto e se il valore della controversia giustifica tempi e costi dell’azione.
Per un privato, professionista o impresa di Bari o della provincia di Bari, la domanda corretta non è quindi soltanto “posso fare causa alla banca?”, ma soprattutto “nel mio caso conviene davvero farlo?”.
Ci sono infatti dei casi in cui si hanno tutte le carte in regola per contestare con efficacia i comportamenti della Banca o le sue pretese creditorie. In altri casi può invece convenire avviare una trattativa. Attenzione però: contenzioso e trattativa sono si distinti, ma possono coesistere. A volte il contenzioso, infatti, serve a far valere le proprie ragioni con maggiore forza in seno alla trattativa, equilibrando i rapporti tra le parti.
In generale possiamo dire che la risposta richiede un’analisi preventiva del rapporto bancario, effettuata da un avvocato esperto della materia.
Quando si può fare causa alla banca?
Un contenzioso può nascere da situazioni molto diverse.
Il semplice fatto che un contratto bancario sia costoso o che il cliente non condivida una decisione dell’istituto non significa necessariamente che esistano i presupposti per un’azione giudiziaria.
Per fare causa alla banca è necessario individuare una specifica situazione giuridicamente contestabile e verificare quali conseguenze abbia prodotto.
Tra le problematiche che possono richiedere un approfondimento rientrano, a seconda del caso:
- interessi o commissioni che si ritengono illegittimi;
- anatocismo;
- possibile usura bancaria;
- errata applicazione delle condizioni contrattuali;
- indeterminatezza di determinate condizioni economiche;
- clausole potenzialmente abusive;
- contestazioni relative a mutui e finanziamenti;
- fideiussioni e garanzie bancarie;
- richieste di pagamento ritenute non dovute;
- addebiti contestati;
- mancata restituzione di somme;
- segnalazioni bancarie che si ritengono erronee o illegittime;
- violazioni degli obblighi informativi e di trasparenza;
- comportamenti della banca che abbiano prodotto un danno concretamente dimostrabile.
Ogni fattispecie richiede però una verifica autonoma.
Una causa per anatocismo non ha gli stessi presupposti di una controversia sulla fideiussione; una contestazione sul TAEG non coincide con una verifica dell’usura; una clausola abusiva richiede un’analisi diversa da quella relativa a una segnalazione bancaria.
Prima di fare causa alla banca bisogna analizzare il contratto
Il primo errore da evitare è iniziare una causa basandosi esclusivamente sulla convinzione che “la banca abbia sbagliato”.
Nel contenzioso bancario la documentazione è centrale.
Prima di decidere se agire occorre ricostruire il rapporto e individuare esattamente:
- cosa era stato pattuito;
- cosa ha effettivamente applicato la banca;
- quale norma o clausola si ritiene violata;
- quale conseguenza economica o giuridica ne sia derivata;
- cosa si intenda concretamente ottenere.
Solo dopo questa verifica è possibile valutare la reale sostenibilità dell’azione.
Quali documenti servono per fare causa alla banca?
I documenti necessari cambiano in base al rapporto contestato.
In generale possono essere utili:
- contratto bancario;
- condizioni generali;
- documento di sintesi;
- fogli informativi;
- estratti conto;
- scalari;
- piano di ammortamento;
- quietanze di pagamento;
- documentazione relativa a interessi e commissioni;
- fideiussioni e altre garanzie;
- comunicazioni inviate dalla banca;
- comunicazioni inviate dal cliente;
- reclami già presentati;
- risposte dell’istituto;
- eventuali perizie o conteggi;
- documentazione relativa a segnalazioni nelle banche dati creditizie.
Non tutti questi documenti sono necessari in ogni controversia.
La verifica preliminare serve proprio a individuare quelli realmente rilevanti ed evitare analisi indiscriminate.
se non hai tutti i documenti necessari a disposizione, possiamo effettuare una richiesta alla banca ai sensi dell’art. 119 del Testo Unico Bancario.
Come fare causa alla banca: i passaggi da valutare
Una controversia bancaria non inizia necessariamente con il deposito di un atto in Tribunale.
Prima del giudizio possono esserci diversi passaggi.
1. Analizzare la posizione bancaria
Il primo passaggio consiste nell’esaminare il contratto e la documentazione.
Occorre individuare l’anomalia e stabilire se abbia effettivamente prodotto un pregiudizio.
Se il problema è di natura contabile, può essere necessario affiancare all’analisi giuridica una ricostruzione tecnica dei rapporti.
Questo accade, ad esempio, quando occorre verificare l’applicazione di interessi, commissioni o altre condizioni economiche nel corso di un rapporto protratto nel tempo.
2. Quantificare il possibile risultato
Prima di fare causa alla banca è importante capire cosa si potrebbe ottenere.
L’interesse del cliente potrebbe consistere, ad esempio, nella restituzione di somme, nell’accertamento dell’inefficacia o illegittimità di una determinata previsione, nella contestazione di una pretesa della banca o nella tutela rispetto a un comportamento dell’intermediario.
Quando la controversia è prevalentemente economica, la quantificazione assume un’importanza particolare.
Una possibile irregolarità teorica non coincide necessariamente con un vantaggio economico significativo.
3. Presentare un reclamo alla banca quando opportuno
Il reclamo scritto consente di formalizzare la contestazione e chiedere all’intermediario una risposta.
Per le operazioni e i servizi bancari, l’intermediario deve ordinariamente rispondere entro 60 giorni; per determinate controversie relative ai servizi di pagamento sono previsti termini più brevi.
Il reclamo è inoltre un passaggio necessario per poter successivamente ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario.
4. Valutare l’Arbitro Bancario Finanziario
Prima del Tribunale può essere opportuno verificare se la controversia rientri nella competenza dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF).
L’ABF è un sistema stragiudiziale per le controversie tra clienti e banche o intermediari.
Può rappresentare, nei casi che rientrano nella sua competenza, un’alternativa più semplice e meno onerosa rispetto al giudizio ordinario.
Non tutte le controversie, tuttavia, possono essere sottoposte all’ABF e devono essere rispettati specifici requisiti relativi alla materia, al periodo cui si riferisce la controversia, alle domande formulate e, quando viene chiesto il pagamento di una somma, al valore.
5. Esperire la condizione di procedibilità quando prevista
Le controversie in materia di contratti bancari e finanziari rientrano tra quelle per le quali la legge prevede il previo esperimento di un procedimento di risoluzione stragiudiziale (mediazione ex D.M. 28/2010 smi) come condizione di procedibilità della domanda giudiziale, nei termini stabiliti dalla disciplina vigente.
La scelta dello strumento deve essere effettuata in relazione alla controversia concreta.
Non bisogna quindi confondere il semplice reclamo presentato all’istituto con l’adempimento della condizione di procedibilità richiesta per l’azione giudiziaria.
6. Iniziare il giudizio
Se la controversia non viene risolta e sussistono i presupposti, può essere valutata l’azione davanti all’autorità giudiziaria competente.
È a questo punto che l’analisi preventiva assume tutto il suo valore.
L’obiettivo dovrebbe essere arrivare al processo sapendo:
- quale domanda proporre;
- su quali fatti fondarla;
- quali documenti produrre;
- quali contestazioni prevedere;
- quale risultato economico o giuridico perseguire;
- quali rischi processuali affrontare.
Reclamo, ABF e causa contro la banca non sono la stessa cosa
È importante distinguere i diversi strumenti.
Il reclamo è una contestazione rivolta direttamente all’intermediario.
Il ricorso all’ABF introduce invece una procedura stragiudiziale davanti a un organismo autonomo e imparziale che decide secondo diritto sulle controversie rientranti nella propria competenza.
La causa bancaria porta la controversia davanti all’autorità giudiziaria.
Sono strumenti differenti che, in determinate situazioni, possono anche collocarsi in successione.
Quando si può ricorrere all’ABF invece di fare causa?
L’ABF può esaminare controversie relative a operazioni e servizi bancari e finanziari che rientrino nella sua competenza.
Secondo le regole attualmente vigenti, per una domanda avente a oggetto il pagamento di una somma il limite è 200.000 euro.
Se invece viene richiesto soltanto l’accertamento di diritti, obblighi o facoltà, non opera il medesimo limite di valore.
Devono inoltre essere rispettati i limiti temporali previsti: attualmente non possono essere sottoposte all’ABF controversie relative a operazioni o comportamenti anteriori al sesto anno precedente alla proposizione del ricorso.
Prima del ricorso è necessario aver presentato reclamo alla banca. Se il cliente non riceve risposta nei termini previsti o non è soddisfatto della risposta, può valutare il ricorso all’ABF.
Il ricorso deve essere presentato entro 12 mesi dal reclamo; decorso tale periodo, è necessario presentare un nuovo reclamo prima di rivolgersi all’Arbitro.
Ricorda però: le pronunce dell’ABF non sono sentenze e non sono vincolanti per la Banca. Certo, l’autorità dell’ABF è tale che generalmente le banche vi si adeguano, anche perchè le pronunce dell’ABF, se non rispettate, possono essere usate come “precedente” in sede giudiziale.
ABF o Tribunale: quale conviene?
Non esiste una risposta valida per ogni controversia.
L’ABF può risultare particolarmente interessante quando il problema rientra chiaramente nella sua competenza e il cliente ricerca una procedura più semplice e con costi di accesso contenuti.
La causa può invece diventare necessaria quando la tutela richiesta non è ottenibile attraverso l’ABF, quando la controversia presenta caratteristiche incompatibili con quella procedura o quando è necessario ottenere un provvedimento giudiziario con gli effetti propri della giurisdizione, nonchè nei casi in cui si agisca “in risposta” alla banca, che sono molto frequenti.
Anche la complessità probatoria può incidere sulla scelta.
Prima di scegliere tra ABF e causa contro la banca, è quindi opportuno partire dall’obiettivo concreto del cliente e non dallo strumento.
Quando conviene fare causa alla banca?
Questa è la valutazione più importante.
Una causa può essere giuridicamente possibile ma economicamente poco conveniente.
Prima di iniziarla occorre mettere in relazione almeno quattro elementi:
valore della pretesa, solidità delle prove, costi del contenzioso e risultato concretamente conseguibile.
La pretesa deve essere giuridicamente fondata
La prima domanda è se esista realmente un’anomalia contestabile.
Un calcolo trovato online o un’affermazione generica secondo cui “tutti i mutui contengono irregolarità” non costituiscono una base adeguata per iniziare un giudizio.
Serve individuare il problema specifico del contratto.
Il vantaggio deve giustificare il contenzioso
Se l’eventuale beneficio economico è modesto rispetto ai costi e ai rischi della controversia, può essere preferibile valutare uno strumento alternativo.
Quando invece sono coinvolte somme importanti oppure la questione incide su un debito rilevante, una garanzia o una pretesa bancaria significativa, il contenzioso può assumere un peso completamente diverso.
Devono esserci documenti e prove sufficienti
Avere ragione in astratto e riuscire a dimostrarlo in giudizio sono due questioni differenti.
Prima di fare causa alla banca bisogna verificare se i fatti rilevanti possano essere provati attraverso contratti, estratti conto, comunicazioni, documentazione bancaria, consulenze tecniche o altri elementi ammissibili.
Bisogna considerare anche il rischio di soccombenza
Una causa non garantisce il risultato.
Chi agisce deve considerare anche il rischio che le proprie domande vengano respinte, in tutto o in parte, e le possibili conseguenze in materia di spese processuali.
Per questo una valutazione professionale seria non dovrebbe limitarsi a individuare possibili anomalie, ma dovrebbe esaminare anche i punti deboli della posizione del cliente.
Quando non conviene fare causa alla banca?
Ci sono situazioni nelle quali il giudizio potrebbe non rappresentare la soluzione migliore.
Ad esempio, può essere opportuno evitare un contenzioso immediato quando:
- manca la documentazione necessaria;
- l’anomalia ipotizzata non trova riscontro nel contratto;
- il possibile vantaggio economico è molto limitato;
- esiste una soluzione stragiudiziale più efficace;
- la pretesa incontra problemi di prescrizione o altre preclusioni da approfondire;
- non è possibile dimostrare il danno lamentato;
- la contestazione si basa soltanto su interpretazioni prive di un adeguato fondamento.
Questo non significa rinunciare ai propri diritti.
Significa scegliere lo strumento più proporzionato.
Quanto costa fare causa alla banca?
Non esiste un costo unico.
Il costo di un contenzioso bancario dipende dal valore e dalla complessità della controversia, dall’attività professionale necessaria, dagli oneri del procedimento e dall’eventuale necessità di consulenze tecniche.
In alcune controversie può infatti essere necessario ricostruire contabilmente il rapporto.
Prima di iniziare il giudizio è quindi opportuno confrontare il possibile beneficio con:
- costi dell’assistenza legale;
- contributo unificato e altri oneri processuali;
- eventuali consulenze tecniche;
- possibili costi della fase stragiudiziale;
- rischio di condanna alle spese in caso di soccombenza.
La convenienza della causa deve essere valutata sul risultato netto realisticamente perseguibile, non soltanto sull’importo teoricamente contestato.
Serve sempre una perizia per fare causa alla banca?
No.
Dipende dalla controversia.
Se il problema riguarda l’interpretazione di una clausola, la validità di una fideiussione o un determinato comportamento dell’intermediario, la questione può essere prevalentemente giuridica.
Quando invece la domanda richiede una ricostruzione di interessi, commissioni o movimenti sviluppatisi nel corso di molti anni, è fondamentale anche un’analisi contabile.
E’ il principio dell’onere della prova: se sostengo che le somme da me dovute alla banca sono 10 anzichè 100, devo provarlo, numeri alla mano.
È importante però che la verifica tecnica parta da una precisa questione giuridica.
Una perizia generica alla ricerca di possibili anomalie non sostituisce l’individuazione della domanda da proporre. Quindi, diffida da chi, senza aver letto le carte, ti promette, con un documento di una paginetta striminzita, che tutti i debiti sono annullabili.
Fare causa alla banca per anatocismo
L’anatocismo bancario è uno degli ambiti nei quali è particolarmente importante evitare contestazioni standardizzate.
Occorre verificare il periodo interessato, il tipo di rapporto, le condizioni contrattuali e le modalità con cui gli interessi sono stati effettivamente applicati.
Quando emergono somme potenzialmente recuperabili, può rendersi necessaria una ricostruzione contabile del rapporto.
L’esistenza di interessi composti, tuttavia, non consente da sola di affermare automaticamente che il cliente abbia diritto alla restituzione di somme.
Fare causa alla banca per usura
Anche la verifica dell’usura bancaria richiede particolare cautela.
Non è sufficiente confrontare una percentuale contrattuale scelta arbitrariamente con il tasso soglia.
Occorre individuare la categoria dell’operazione, il periodo rilevante, il parametro corretto e le voci che devono essere considerate secondo la disciplina applicabile.
Una causa fondata su un calcolo errato rischia di trasformare una possibile tutela in un contenzioso privo di adeguata base tecnica.
Fare causa alla banca per una fideiussione
Il contenzioso può nascere anche quando la banca chiede il pagamento al garante.
In questo caso l’analisi deve partire dal testo della fideiussione bancaria, dal rapporto garantito, dalle richieste formulate dall’istituto e dalle eventuali eccezioni che il garante può opporre.
Se è già stato notificato un decreto ingiuntivo o un altro atto giudiziario, la situazione cambia radicalmente perché possono decorrere termini processuali che richiedono una valutazione tempestiva.
Fare causa alla banca per clausole abusive
Quando il cliente è un consumatore, alcune condizioni predisposte dall’istituto possono richiedere una verifica alla luce della disciplina sulle clausole abusive nei contratti bancari.
Non ogni clausola economicamente sfavorevole è però vessatoria.
Occorre valutare, tra gli altri elementi, il significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi, la trasparenza della clausola, l’eventuale trattativa individuale e la disciplina specificamente applicabile.
Anche in questo caso l’analisi del contratto deve precedere la causa.
Un esempio: quando una causa bancaria può avere senso
Immaginiamo un cliente che ritenga di aver pagato somme non dovute nell’ambito di un rapporto bancario durato molti anni.
Prima di iniziare il giudizio vengono acquisiti il contratto, gli estratti conto e la documentazione disponibile.
L’analisi giuridica individua una specifica criticità e la verifica contabile quantifica l’eventuale effetto economico.
A quel punto è possibile confrontare:
- importo potenzialmente recuperabile;
- solidità della contestazione;
- documentazione disponibile;
- eventuali eccezioni della banca;
- prescrizione;
- costi della controversia;
- possibilità di soluzione stragiudiziale.
Solo dopo questo confronto è possibile stabilire se fare causa alla banca conviene davvero.
Cosa succede se è la banca a fare causa al cliente?
Il contenzioso bancario non nasce sempre per iniziativa del cliente.
Può essere la banca ad agire per recuperare un credito, anche mediante un ricorso per decreto ingiuntivo. Anzi, è quasi sempre la banca ad agire per prima, purtroppo.
In questi casi la strategia è diversa.
Non si tratta più soltanto di decidere se iniziare una causa, ma di verificare tempestivamente:
- il titolo su cui si fonda la richiesta;
- la documentazione prodotta;
- il calcolo delle somme richieste;
- le clausole contrattuali;
- le eventuali garanzie;
- le eccezioni opponibili;
- i termini processuali da rispettare.
Ricevere un atto giudiziario e lasciar decorrere i termini può compromettere possibilità di difesa che avrebbero dovuto essere esercitate tempestivamente.
Causa contro la banca a Bari: da dove iniziare?
Per chi si trova a Bari o in provincia di Bari, il primo passo dovrebbe essere una verifica documentale del rapporto bancario.
Non è necessario partire immediatamente dalla causa.
Una strategia efficace può essere costruita progressivamente:
documenti → analisi giuridica → eventuale verifica contabile → quantificazione → reclamo o procedura stragiudiziale → eventuale giudizio.
Questo metodo consente di capire prima dell’avvio del processo quali siano i punti di forza e le criticità della posizione.
La stessa Banca d’Italia indica il reclamo all’intermediario come primo strumento cui rivolgersi in presenza di problemi con una banca e mette a disposizione, per le controversie che rientrano nella relativa competenza, il sistema dell’Arbitro Bancario Finanziario.
Domande frequenti
Posso fare causa alla banca?
Sì, quando esiste una posizione giuridica che può essere fatta valere davanti all’autorità giudiziaria. Prima di iniziare è però necessario verificare il contratto, i fatti, le prove disponibili e il risultato concretamente perseguibile.
Quando conviene fare causa alla banca?
Può convenire quando la pretesa è sufficientemente fondata, esistono prove adeguate e il beneficio economico o giuridico atteso giustifica costi e rischi del contenzioso. La valutazione deve essere effettuata sul singolo caso.
Devo prima fare un reclamo alla banca?
Il reclamo è normalmente il primo strumento utile per formalizzare una contestazione ed è necessario prima di presentare un ricorso all’ABF. Per l’accesso al giudizio nelle controversie relative a contratti bancari e finanziari deve inoltre essere verificato e assolto il distinto requisito della condizione di procedibilità previsto dalla legge.
È obbligatoria la mediazione prima di fare causa alla banca?
Per le controversie relative a contratti bancari e finanziari, la legge prevede il previo esperimento della mediazione quale condizione di procedibilità, ferma la possibilità, nelle materie e nei limiti previsti, di utilizzare i procedimenti alternativi indicati dalla disciplina vigente. Devono inoltre essere considerate le specifiche eccezioni previste dalla legge.
È meglio fare ricorso all’ABF o causa alla banca?
Dipende dalla controversia e dall’obiettivo perseguito. L’ABF è uno strumento stragiudiziale più semplice e con costi di accesso contenuti, ma ha limiti di competenza. Il giudizio può essere necessario quando la tutela richiesta non può essere ottenuta attraverso l’ABF.
Quanto posso chiedere con un ricorso all’ABF?
Se viene richiesto il pagamento di una somma, l’attuale limite di competenza dell’ABF è di 200.000 euro. Per domande dirette esclusivamente all’accertamento di diritti, obblighi o facoltà non opera lo stesso limite di valore.
Quanto tempo ho per presentare ricorso all’ABF dopo il reclamo?
Il ricorso deve essere presentato entro 12 mesi dal reclamo. Se è trascorso un periodo superiore, è possibile presentare un nuovo reclamo e, successivamente, ricorrere all’ABF nel rispetto delle condizioni previste.
Posso fare causa alla banca senza una perizia?
Dipende dalla contestazione. Una controversia prevalentemente giuridica può non richiedere una perizia contabile. Quando invece occorre ricostruire interessi, commissioni o movimenti di un rapporto complesso, un’analisi tecnica può diventare necessaria.
Posso fare causa alla banca se ho già pagato?
Il pagamento non esclude automaticamente la possibilità di contestare determinate somme. Occorre però verificare la causa della richiesta, il rapporto contrattuale, la disciplina applicabile e soprattutto eventuali termini di prescrizione o altre preclusioni.
Cosa devo fare se ho ricevuto un decreto ingiuntivo dalla banca?
È necessario verificare tempestivamente l’atto, il credito richiesto, i documenti prodotti e gli eventuali motivi di opposizione. In presenza di un atto giudiziario non è opportuno attendere l’esito di una generica contestazione alla banca, perché possono decorrere termini processuali.
Prima di fare causa alla banca, verifica se conviene davvero
Fare causa alla banca può consentire di tutelare un diritto o contestare una pretesa illegittima, ma il processo dovrebbe rappresentare il risultato di un’analisi e non il suo punto di partenza.
Una contestazione bancaria efficace richiede di individuare il problema, acquisire la documentazione, quantificare quando possibile il risultato perseguibile e confrontare quest’ultimo con costi, tempi e rischi.
Avviare un giudizio senza questa verifica può esporre il cliente a un contenzioso oneroso. Rinunciare ad agire senza aver analizzato il contratto può, al contrario, significare non esercitare una tutela concretamente disponibile.
Lo Studio Legale Scavo di Bari assiste privati, professionisti e imprese nella valutazione delle controversie con banche e intermediari, dall’analisi preventiva del rapporto alle procedure stragiudiziali fino all’eventuale contenzioso.
Se stai valutando una causa contro una banca a Bari o in provincia di Bari, un Avvocato Bancario a Bari può esaminare contratto e documentazione, individuare le contestazioni effettivamente sostenibili e valutare con te se il giudizio sia lo strumento più appropriato rispetto al risultato che intendi ottenere.